Mar 25 2008
Lunedi dell’Angelo 2008.
Neve, sole, vento e roccia. Acqua, terra, fuoco e aria. Ieri, i quattro elementi si sono dispiegati in tutta la loro bellezza ed eleganza.
Valerio mi viene a prendere all’uscita autostradale alle 08:10. Con lui c’è Marco, direzione Valsassina. Giornata luminosa. Superata Lecco il paesaggio diventa spettacolarmente invernale. La spruzzata di neve, già visibile dalla pianura, qui in valle diventa qualcosa di più consistente. E impreziosisce il fascino di montagne già belle.
Al Bar Balisio troviamo un pò di amici. Molti di loro sono in partenza per godersi dall’alto questa inaspettata tinteggiatura di bianco.
Noi tre, Valerio, Marco e io, decidiamo di evitare ghiaccio e freddo delle rocce della Valsassina ed arrampicare un pò più a sud al caldo della roccia illuminata dal sole e protetti dal vento pungente. Si torna indietro al Medale alle placchette di S. Martino. L’avvicinamento è stato insolitamente e insolentemente lungo per qualche cattiva indicazione che un “indigeno” ci ha dato al termine di via Quarto a Lecco.
E’ curioso partire per una gita in montagna avendo a riferimento un numero civico cittadino. Ma siamo a Lecco circondata da memorabili montagne.
Le placchette sono un buon posto per arrampicare: i gradi sono ben assortiti, anche quelli facili adatti al mio livello. In più l’avvicinamento che richiede una mezz’ora anche senza i nostri errori del mattino, limita l’afflusso.
Troviamo infatti solo una famigliola buona che allena i propri bambini sulle vie più facili. A questi si aggiungeranno e sostituiranno una coppia di simpatici bolognesi.
Le vie sono tutte belle e Valerio le apre con la disinvoltura di sempre. Marco lo segue dappresso, anche lui in gran forma. Terzo incomodo sono io per livello e numero dispari che costringe uno di noi a stare sempre fermo un giro. Ma comunque le salite si succedono serrate e il sole scalda muscoli e cuore.
Il tempo continua ad essere splendido e il paesaggio intorno non è da meno. Sotto si distende Lecco con l’estremità del lago; a fianco il Resegone con le cenge ben delineate dalla neve. In fondo, a sud, il monte Barro “sbarra” la vista della pianura lombarda. Sopra incombe il Medale, mitica palestra dei Ragni e ricca di percorsi di ogni tipo.
All’una Valerio deve raggiungere Milano. Tornerà più tardi con Paola e, da non sottovalutare, con il ragù che lei ha preparato.
Marco e io, continuiamo. L’abbondanza di vie ci consente di svagarci anche se i gradi di salita, senza Valerio, diminuiscono. E’ una arrampicata stimolante e produttiva, che allena, diverte e migliora.
Abbiamo appuntamento con Piero che ci dovrebbe venire a prendere. Siamo “costretti” a chiamarlo per spostare più in là l’appuntamento e continuare ad arrampicare allegramente. Arriva un gruppo di tedeschi discreti ed efficienti com’è loro costume. Noi seguiamo il sole cercandone la luce perchè all’ombra fa freddo e lo scarso movimento non ci scalda. Ci spostiamo così al gruppo di destra che è ugualmente ricco come quello di sinistra. E continuiamo a salire e scendere. Ma il sole ormai sta scomparendo dietro le rocce: è davvero ora di andarsene. Smobilitiamo.
Scendiamo per un sentiero ben più agevole della salita del mattino. Aspettiamo Piero che ci informa che sarà Nora col suo furgone a caricarci. Aspettiamo all’ingresso di via Quarto che è senza via di uscita, di qui deve passare. Ma Nora è già arrivata e ci aspetta al fondo di via Quarto perchè è da li che si dipartono i sentieri: di lì dobbiamo passare. Ma non ci incontriamo e per fortuna poi lei ci chiama al telefono. Sarà passata una mezz’ora ma, al freddo e calato il sole a noi, per dirla alla romana, c’è parsa “n’ora”. E Nora appare col suo furgone.
Cena conviviale al “Campo Base”. La fame dopo una giornata intensa e il digiuno dal mattino si fa sentire. Ma presto tutti, dalle varie destinazioni raggiunte in giornata, tornano al “Campo Base”. Cioè alla casa di Lucia e Piero in quel di Pasturo, strategicamente al centro di tanti itinerari lariani.
Siamo tutti a tavola e il ragù di Paola impreziosisce degli spaghetti cotti a puntino. E poi i salumi e i formaggi della valle portati da Piero e vino e bevande e altre pietanze. L’appetito è soddisfatto. Il calore del camino scalda l’ambiente e il calore della conversazione gli animi. Si scherza sulle imprese montanare passate, se ne propongono di nuove, si intermezza con varie amenità sempre all’insegna dell’ilarità e cordialità.
E’ bello ritrovarsi qui al Campo Base.
La sera scorre piacevole ma l’indomani altri impegni ci richiameranno: è ora di tornare in città.
Dispiace lasciare l’accogliente atmosfera del Campo Base: fuori è tutta un’altra cosa, perfino il freddo pungente e le insidie del ghiaccio ci ricordano quanto preziosi siano i momenti appena trascorsi.
Un veloce ritorno a casa, senza code data l’ora e la giornata è finita. Ci resta il ricordo di facili ma intense avventure e la promessa di farne seguire altre.
Grazie Lucia e Piero. Grazie Paola e Valerio.
E grazie a Marco, Nora, Elisabetta, Antonio e Giulio.
E agli altri intravisti di primo mattino.
Alla prossima,
vincenzo