Apr 29 2008
Il filo sottile tra lago e cielo: la Cresta OSA
Una comitiva di 7 alpinisti (Piero, Vincenzo, Gigi, Noemi, Nora, Nicola e io) si aggira per valmadrera alle 8 del mattino con aria un po’ assonata e con due uniche priorità: un caffé e un parcheggio senza disco orario. Una volta soddisfatte queste due necessità il gruppo può pensare alla ragione dell’incontro: arrivare in cima alla Cresta Osa.
La vera particolarità di questa ascensione è la possibilità di arrampicare in modo tradizionale: tradotto non ci sono nè spit, nè chiodi…ma bisogna avere capacità e intuito per attrezzare le soste e le protezioni (in poche parole quanti rinvii mettere e in quali parti della roccia) e come ci ripeteva Gigi mentre salivamo: ”sentirsi la sicurezza nella propria testa senza dover imbragare la montagna”.
Dopo la rinvigorente passeggiata di h.1.30 su un sentiero piacevolmente digradante all’inizio e da capre alla fine arriviamo tutti insieme all’attacco della via. Qui si formano 3 cordate: la prima di Piero e Vincenzo (con una corda intera), la seconda Nora,Nicola ed io (due corde gemelle), Gigi e Noemi (con una corda intera).
Prima partono Piero e Vincenzo, poi la mia cordata e dopo Gigi e Noemi. Per quanto riguarda la mia cordata, comincio col dire che l’unica che non aveva mai arrampicato in una vera via alpinistica ero io, Nora e Nicola avevano già esperienze e si sono subito contesi la possibilità di fare da primi di cordata…Prima di attacare la via, Nora dice a noi due: “scusatemi se durante la salita parlerò poco ma è che in montagna mi concentro”, in quel momento io e Nicola ci guardiamo e pensiamo: “questa si che è una vera alpinista”…mah…sarà che eravamo anche noi così concentrati…ma così concentrati, che durante tutta la salita, tutti e tre non abbiamo fatto altro che chiaccherare insieme.
Lunghezze 1 e 2, III, III+, 60 metri: saliamo lo spigolo su roccia solida e molto lavorata sino ad arrivare a delle piccole guglie, dopo un breve salto più impegnativo. Superate le guglie e, con un tratto di sentiero di 7-8 metri, giungiamo alla base del saltino successivo.
Parte Nora da prima, poi Nicola che come gatti superano agevolmente la difficoltà e in ultimo io che richiedo un momento di contemplazione e riflessione, prima di salire. Nicola non vedendomi arrivare, dopo 5 minuti, si fa calare da Nora vicino a me e in men che non si dica vedo anche Gigi che dall’altro lato cerca di darmi una mano. Grazie al loro supporto “psicologico” arrivo anch’io in sosta e qui capisco che è davvero tutto diverso rispetto all’arrampicare in falesia; tutti e tre arriviamo a due conclusioni: il primo tiro ci ha fatto da riscaldamento, e che è molto più divertente arrampicare in questi ambienti….Il secondo tiro, dopo queste premesse, va liscio come l’olio per tutti e tre.
Lunghezza 3 e 4, III, passo di IV, 60-70 metri: saliamo il successivo sperone su roccia ancora più lavorata, tenendo presente che anche qui si dovrà spezzare il tiro attrezzando una sosta. Dopo circa 40/45 metri arriviamo sotto una paretina più ripida: sostiamo su delle clessidre. E questa prima lunghezza non presenta particolari problemi. Saliamo tranquilli e ottimizziamo la nostra tecnica di salita a tre: il primo sale attrezza la sosta, il secondo parte ma rimane a portata di voce del terzo che sarei io. In effetti mi accorgo, subito, che vedendo qualcuno vicino a me, mi sento più tranquilla e arrampico sentendomi sicura: un sorta di effetto placebo, so che l’altro non può arrampicare al posto mio ma mi da serenità sapere che è poco sopra di me e non mi sento sola…Il primo tratto non presenta difficoltà particolari ma è il secondo il vero problemino: dobbiamo salire la “paretina” (passo di IV, chiodo con cavetto metallico). Nora va da prima, con attenzione e cura passa senza problemi e poi Nicola, che stando a portata di voce mi permette di superare senza troppi problemi il passo “chiave” della salita…arriviamo in sosta e cominciamo a scherzare tutti e tre insieme alla ricerca di clessidre, alberi o affini dove sostare… ci mancava solo il goniometro per misurare quanto erano acuti gli angoli delle soste…
Lunghezza 5, III, 30 metri: Ora Nicola dà il cambio a Nora e lui supera sapientemente il camino, senza addentrarsi troppo, stando in esterno e con un po’ di opposizione, alla fine trova una clessidra su cui piazzare un rinvio…Quindi lo passa anche Nora e con uno sforzo di braccia ne esco fuori anch’io.
Lunghezza 6 e 7, III, II: proseguiamo di conserva per due lunghezze semplici, costituite da placchette e piccoli saltini di roccia. Qui ci lanciamo in osservazioni del tipo: “ma quando si è in cresta legati e uno cade da una parte, l’altro dovrebbe lanciarsi dall’altra parte…ma chissà se si ha il coraggio e se qualche alpinista o guida ci è mai riuscito”…in effetti non erano pensieri molto rincuoranti, meno male che ci scherzavamo sopra ! Arriviamo alla fine a due spit con anello.
“Corda in spalla più o meno”, scendiamo per tracce di sentiero ad un intaglio della cresta, alla base di una paretina verticale. Qui incontriamo Gigi e Noemi che ci avevano superato nelle lunghezze precedenti e apprendiamo che dobbiamo scegliere tra un aut-aut: o terminare la salita, seguendo un sentiero che si diparte sulla destra o proseguire con le due lunghezze seguenti . Nora mi guarda e mi dice: “io non ci salgo là sopra non si vedono nè protezioni, nè clessidre” e intanto vediamo Gigi e Noemi che da veri alpinisti con slancio e velocità suprano la paretina in arrampicata e Gigi ci dice: “date una delle vostre corde alla Noemi che ve la porta su e poi vi facciamo salire”. A questo punto Nicola ha un guizzo d’orgoglio alpinistico e dice: “no grazie , questo è barare in montagna, noi non bariamo se come cordata veniamo su, ci veniamo da soli e se no camminiamo”, dopo aver sentito questa frase Nora ed io diamo man forte a Nicola dicendo: “si è vero non vogliamo barare”… Nicola a queste frasi comincia ad arrampicare su quella parete da una parte diversa da dov’era andato Gigi.
Lunghezza VIII: risalire la paretina di 20 metri. Nora ed io lo guardiamo dicendogli “ma vuoi davvero salire???” e lui ”ci provo al massimo casco”….e dopo aver piazzato due rinvii in due clessidre arriva in alto, poi passo io che ci impiego un’eternità per togliere i rinvii e salire un piccolo spanciamento della roccia e poi passa con velocità e stile anche Nora. Ora cominciamo tutti e tre a sentire la stanchezza…
Lunghezza 9, II, III, 25/30 metri: proseguiamo per il sentiero arrivando alla base di un risalto friabile e poco invitante: canale centrale marcio con ai lati rocce instabili. Qui tutti e tre siamo schifati da questa roccia assurda e davvero friabile, Nicola sale velocemente, stando a destra del canale e poi Nora ed io arriviamo la sopra, mentre stiamo salendo Nora da pure indicazioni a un’altra cordata che voleva sapere se il sentiero a lato portava in cresta oppure da un’altra parte… Da qui attraversiamo e saliamo di conserva su rocce più solide…Dopo pochi metri troviamo il passaggio esposto, (un sorta di ponte di roccia di 6 metri che dà nel vuoto) e qui passa Nicola, assicura e poi passiamo io e Nora, in modo come dire, poco ortodosso ma molto efficace…poi raggiungiamo la vetta, dove troviamo Piero e vincenzo che ci attendono, facciamo le classiche foto di rito e ci rifocilliamo, poi scendiamo alle macchine chiaccherando del più o del meno. E’ stata davvero una bella gita e una compagnia notevole: sono arrivata alla mia personale conclusione che le vie di montagna mi piacciono davvero molto, decisamente di più dei monotiri….e poi che bello spettacolo vedere da Valmadrera la cresta osa come un filo d’avorio sottile che collega il verde degli alberi e l’azzurro del cielo.. quindi che ne dite se ci lanciamo a breve in traversata alta oppure in qualche arrampicata in grigna???
ciao e a presto
franci