Archivi per Giugno, 2008

Giu 30 2008

Seranata a …. Vallepiana

Pubblicato da Vincenzo in Alpinismo

La giornata sembra partire male. Intorno è nuvolo e ancor di più verso le Grigne.
Alla rotonda di Turate mi raccolgono Valerio e Marco.
Manca Alessandra che è reduce da alcuni giorni non in perfette condizioni: peccato perchè il suo “lato B2” è sempre in perfette condizioni.
Siamo indecisi sul da farsi: Valerio propone una meta alternativa, Quarona, se proprio il tempo dovesse peggiorare.
A Bione appuntamento con Graziano, istruttore del CAI Canzo-Asso.
La sua sicurezza sulla tenuta del tempo ci convince a proseguire, almeno fino al rifugio.
Lasciamo l’auto poco oltre il parcheggio dei Piani Resinelli e prendiamo il comodo sentiero delle Foppe per il Rosalba. Evitiamo quello dei Morti perchè più ripido e diretto e per il sinistro richiamo.
Il tempo tiene, fa decisamente caldo. Salendo il panorama si fa via via più interessante. La Grigna offre sempre prospettive singolari per quanto la si frequenti.
Al Rosalba c’è il sole. Dopo una breve sosta ci spostiamo alla base della via di arrampicata, posta a fianco del colletto che si raggiunge dal Rifugio. Il nostro obiettivo è lo “Spigolo di Vallepiana”.
Il primo tiro di 3° lo facciamo in conserva. Due le cordate. A me tocca il privilegio di avere come primo di cordata Graziano. L’altra vede Valerio come primo e Marco che lo assicura.
Partiamo.
E’ bello vedere salire Graziano. Eleganza ed esperienza. Movimenti sicuri, spostamenti misurati. Sarebbe bello raggiungere, almeno su queste difficoltà , lo stesso grado di sicurezza. Cosa che riesce a Valerio che mi segue dappresso, assicurato da Marco.
La parete è esposta a Ovest. Il sole, a tratti coperto dalle nubi, non è mai diretto e questo ci grazia dalla calura e attenua la fatica.
Ma le coperture del cielo non ci impediscono, durante le pause sulle soste, di ammirare il paesaggio con le vicine guglie sui verdi prati, ancora di un bel verde pre-estivo. E con i lontani laghi di Annone o il Monte Barro. E ancora il Moregallo e i Corni. Vien proprio voglia di esclamare, come il Manzoni, come è bello il cielo di Lombardia, quand’è bello.
Si prosegue sul tratto più difficile. Cavolo, lo è davvero. E non sapendo , leggendo la relazione, se è proprio quello, perchè il primo tiro lo abbiamo saltato, ci preoccupa un pò quello che potrebbe arrivare dopo.
Graziano però sale con la solita maestria. Per lui abituato al 6° e più, oggi si fa ricreazione!
Mi tocca rallentarlo quando è il mio turno. Non di troppo perchè alle 12 e 30 siamo in vetta.
L’ultimo tratto è in cresta con facili passaggi di 3° o di 2°.
Una piramide metallica ci aspetta, chissà da quanto tempo: è un pò arrugginita.
Bella via, varia e panoramica, non troppo frequentata.
L’umidità di valle si è condensata in nube e restiamo avvolti dalla nuvola. Quindi al fresco, che fortuna!
Si scende per sentiero. Quando questo piega verso il basso,  incontriamo un gruppo di Caravaggio che scende in doppia. A me piace calarmi: in doppia non in altro modo. I bergamaschi accettano amichevolmente e parto. Ma sul più bello, quando la roccia non presenta più spuntoni da evitare e scende liscia e verticale, il prusik stringe tanto da bloccarsi. Niente da fare. Dopo vari tentativi di risalire la roccia per allentarlo, mi decido ad attaccarmi alla corda e tirarmi su. Alla cengia slego il prusik e lo riannodo con meno giri. Finalmente scorre con facilità per mia felicità di calata. Ma sarà passato un quarto d’ora che sono appeso.
Graziano lo ritroviamo al colletto dove avevamo lasciato zaini ed indumenti. Dopo essersi liberato della attrezzatura come noi, sgranocchia un appetitoso panino. Noi altri scendiamo al Rosalba.  Da lì, ancora per le Foppe, alla macchina.
Sosta meritata ai Piani Resinelli per una fresca birra o un gelato e un pezzo di pizza. Graziano ci racconta le sue avventure passate, piacevoli ma anche tristi. L’ultima, bella, non è di molto tempo fa. Ha aperto una nuova via sul Moregallo proprio sopra la cava che tocca il lago.
Si torna al parcheggio di Bione dove lasciamo Graziano. Poi superstrada senza traffico eccessivo.
Il tempo ha tenuto, anzi ci ha aiutato. Non abbiamo preso acqua ma non abbiamo neanche sofferto il torrido picchiare del sole pieno.
Chissà se ritroveremo i bergamaschi della corda doppia domenica prossima? Anche loro saranno dalle parti del Castore e Polluce. Le montagne avvicinano. E permettono di divertirsi in compagnia, godendo di visioni naturali multiformi, sempre affascinanti, anche se “dietro casa”. Lasciandosi trasportare in avventure sempre nuove anche quando familiari. Come da un fresco pezzo di jazz: Serenata a Vallechiara, perchè no?
Grazie Graziano. E a Valerio e Marco.
Alla prossima.

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Giu 27 2008

Benvenuto a Fulvia

Pubblicato da Vincenzo in Senza categoria

Un Benvenuto nel “blog” a Fulvia, hostess del Centro Culturale Francese di Milano.
Donna dei due mondi, ma anche montagnarda di Ginevra. Lo …. Giura!
Trekking e viaggi la sua passione. Spero lasci un segno se dovesse visitare il “blog”,
elle a été très chic avec moi.    
vincenzo

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Giu 25 2008

Carrantuohill mt., Killarney, Co. Kerry, Ireland

Pubblicato da Filippo in Trekking

Domenica 22 io e Karin abbiamo conquistato la vetta più elevata della Repubblica d’Irlanda: Monte Carrantuohill, ben 1041m slm. Nonostante il maltempo (il meteo da queste parti è terribilmente e notoriamente mutevole) siamo riusciti a trovare una giornata decente con un timido sole irlandese. La salita dal posteggio (150m slm) alla vetta è abbastanza semplice, a parte alcuni passaggi in mezzo a pietre e rocce rese scivolose dall’acqua e dal fango. Un paio di ore scarse per raggiungere la vetta. Alcune “prove” durante l’ascesa come il guado di due torrenti a piedi nudi, che al ritorno sono stati fatti direttamente con le scarpe senza troppi problemi, hanno reso più divertente la giornata.

Ciao a tutti!

 Filippo

 

Guado “scarpato” al rientro  Panoramica monti d’Irlanda Dal basso…

 La vetta del Carrantuohill mountain (1041m) Vista dal canalino Guado di Karin

 

PS: Sarò in Italia dal 29/7 al 19/8, quindi vedrò di agregarmi sicuramente per qualche uscita!

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Giu 24 2008

Il Gran Paradiso (4061 m.)…di Catone Vincenzo.

Pubblicato da Vincenzo in Alpinismo

Gran Paradiso, gran cima: 22 Giugno 2008.

Primo finesettimana con tempo bello e stabile.
Ci si incontra alla barriera della MI-TO.
Ho dovuto superare labirinti viabilistici attorno alla nuova fiera di Rho per raggiungere il posteggio.
Lì trovo Pietro, Alessandra e, nuova gradita amica di Pietro, Barbara.
Arriviamo al Rif. Chabod (2750 m) poco dopo le due, dopo aver lasciato l’auto alle Baite di Pravieux (1.870 m).
Siamo alloggiati nei locali invernali recentemente ristrutturati.
Pomeriggio piacevole di sole caldo e conversazioni in libertà.
Tramonto spettacolare, come sempre a queste quote e con un cielo pulito.
Notte breve, non solo perchè siamo al solstizio d’estate ma anche per alcuni francesi molesti e la sveglia alle 4 meno un quarto.
Partiti poco prima delle cinque con le frontali. Bello vedere in lontananza le piccole file di luci delle cordate partite prima. Sembrano un sorta di villaggi fantasmi in cerca di una sistemazione sull’improbabile distesa dei ghiacciai. O luminarie di paesi in festa.
Ben presto la luce naturale prende il sopravvento.
I colori dell’alba allora accendono le cime intorno e un cielo violetto circonda l’orizzonte.
Raggiunta la neve ci leghiamo in unica cordata, Pietro in testa.
Io comincio a star male, se ne accorge Alessandra che probabilmente mi conosce più di quanto io pensi. La salita è stata quindi funestata dal mio malessere che ha finito per condizionare il resto della cordata per via delle mie continue richieste di sosta. Grande prova di solidarietà e pazienza da parte loro.
La salita procede in un acrocoro di ghiaccio. Ambiente interessante,  impensabile a vederlo da distanza: perchè da lontano non se ne  percepiscono i volumi e le dimensioni.
Si passa accanto a seraccate grigio-azzurre. Le loro strane formazioni rimandano alle opere di Christo, l’artista “land art” che impacchettava i monumenti. L’ultimo grande pendio innevato sotto la vetta è un percorso in comune con la via dal Rif. Vittorio Emanuele. Atmosfera da strapaese con le multiformi cordate che si rincorrono: una processione.
In vetta.
Panorama indimenticabile con una giornata così bella nonostante il mio malessere persistente.
Il Monte Bianco che eleva la sua mole maestosa, il Dente del Gigante, le Gran Jorasse, il Monte Rosa. La Grivola e tutte le cime svizzere. Persino il Monviso fa capolino tra nuvole montanti.
Il resto del gruppo tenta un avvicinamento alla statua della madonnina, reso impossibile dalla calca sullo stretto passaggio: da non credere.
Foto rituali, soddisfazione per la meta raggiunta, ad ogni costo: Gran Paradiso, 4061 metri.
Abbracci e baci. Quello di Barbara mi ha fatto toccare ….il paradiso!
Si scende. Stanchezza profonda. E comincia un nuovo inferno, altro che paradiso. La neve marcia costringe tutti a una discesa pesantissima. Si affonda fin sopra il ginocchio. Io sono costretto a rallentare ulteriormente la cordata con soste continue perchè proprio non c’è la faccio più: sento freddo pur essendo coperto mentre gli altri si devono sbracciare per il caldo.
A metà percorso siamo costretti a tornare lievemente indietro per evitare un pericoloso passaggio su ghiaccio. Impossibile senza i ramponi che ci eravamo tolti per facilitare la progressione sulla neve cedevole. Raggiunto l’ultimo nevaio ci sleghiamo lasciando ciascuno libero di procedere col proprio passo. Io sono lentissimo.
Al termine della neve ritrovo ad aspettarmi Pietro. Mi chiede di fermarmi. Lo vedo allora raccogliere l’acqua di fusione che scorre su una roccia per prepararmi un bibitone energetico. Un gesto di umana, profonda solidarietà che non dimenticherò mai.
Il bibitone fa quasi subito effetto e il ritorno alle auto è meno faticoso.
Code sull’autostrada uscendo dalla Valle, forse anche per l’imminenza della partita di calcio della Nazionale.

A dispetto della facilità tecnica il GranPa resta una meta alpinistica di tutto rispetto per l’impegno fisico che richiede, 1300 m di dislivello con quota finale oltre i 4000 m. Poche altre vette attorno ai 4000, richiedono un impegno altrettanto cospicuo.
Sono stato male fisicamente in questa uscita. Ma sono stato appagato da una giornata di tempo straordinario dopo tanto nuvolo. E da testimonianze di amicizia profonda che non sarà possibile dimenticare.

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Giu 23 2008

Work less climb more. Doctor Jimmy - Monte Coudrey.

Pubblicato da Marco in Arrampicata

Venerdi 20 giugno. 

Che bella via. Che bella giornata. Ho fatto anche 3 tiri da primo (quelli più facili).

Si potrebbe sintetizzare tutto con queste 3 frasi. Arrivo a casa di Valerio alle 7.50, partiamo per le 8, siamo pinpanti, in forma e contenti del fatto che tutti stanno lavorando e noi no. Alle 9,30 arriviamo al parcheggio non senza difficoltà per trovare la giusta strada….una strada che passa stretta tra vigneti e gente che lavora tranquilla e mi fa pensare che cacchio ci faccio a stare in ufficio….Venerdi….che bello infatti non c’e’ in giro nessuno solo Valerio ed io. Parcheggiamo e inizia la caccia al tesoro per trovare l’attacco della via.

Trovato!!! Per le 10,00 partiamo e i primi 5 tiri li facciamo velocemente, siamo stupiti di noi stessi ma ecco le difficoltà che arrivano puntuali come un orologio svizzero. Un pò di confusione per trovare l’attacco del settimo tiro.  Non si capisce bene che fare….guardiamo la relazione…poi la cartina….facciamo un altro tiro e poi dopo un’oretta finalmente troviamo il traversino malefico. Facile e via arriviamo alla fine o quasi….decidiamo di fare anche gli ultimi 2 tiri che li danno di 6a poi 4a. Parte valerio e con un pò di fatica passa poi tocca a me esercizio di equilibrismo difficoltoso tiro un pò il rinvio Embarassed e passo….valerio mi concede l’onore di fare l’ultimo tiro….arrivo in vetta con un vento fortissimo….recupero valerio ci diamo il “5″ facciamo le foto e ci godiamo il panorama con il forte di bard sotto di noi. Ritorno con 2 corde doppie e per facile sentiero. Birra gelato e a casa felici. Ciao a tutti. 

“Montagna mia sei bellissima ma faticosa ogni volta da conquistarti.”

Il sottoscritto e alle spalle il monte coudrey L’attacco Il quinto tiro Valerio Panorama Valerio Nono tiro 11 tiro in vetta imgp3593.JPG

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Giu 18 2008

Domenica sole…incredibile…che si fa?

Pubblicato da Marco in Senza categoria

Che facciamo domenica ragazzi?

Un pò di sana falesia? Un pò di ostinato escursionismo? Idee?

Forza su organizziamoci.

Sabato e domenica Alessandra , Vincenzo, Pietro e forse un’altra amica sono al Gran Paradiso dal Rifugio Chabod..

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Giu 18 2008

Alba

Pubblicato da Vincenzo in Senza categoria

Alba.
Luce finalmente dopo giorni di brutto.
E montagne all’orizzonte.
Ergono il loro bianco trionfante su nebulosi grigi artigli.
Alimentano speranze di nuove imprese, suggestioni e forti sensazioni.
D’alta quota, sottile respiro e lento passo.
Ma rapido e sconfinato sguardo sul mondo.
Che da lì appare bello e buono da vivere.
Ora solo il muro del cortile mi acceca di riflessi.
Inutile ostacolo.
Al mio canto leggero.
Raggiungi i miei traguardi futuri ed aspettami.
Ti ritroverò lì se avrò successo a darmi fiato. 
vincenzo

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Giu 08 2008

San Calimero, Rifugio Riva

Pubblicato da Vincenzo in Trekking

Continua il maltempo nonostante l’apotropaica iniziativa di portarci tutta l’attrezzatura di arrampicata. Mi segue per questa giornata col gruppo del “Campo Base”, Alessandra, mia compagna da anni di avventure montanare.

A Turate, dove abito e dove lei ha lasciato l’auto, troviamo Valerio che ci carica in auto. Piove quando raggiungiamo il Bar Balisio in Valsassina. E pioverà quasi sempre per tutta la giornata.

Al Bar troviamo Lucia e Pietro, i gestori del Campo Base e guide spirituali del gruppo.

Decidiamo di raggiungere il Rifugio Riva sotto il Resegone e per i più convinti, la cappelletta di San Calimero dal tetto aguzzo molto caratteristico.

La pioggia ci dà una tregua solo nei pressi di San Calimero, dove troviamo un gruppo di altri irriducibili camminatori come noi. Ci conforta un pallido sole che illumina a tratti anche la valle verso il Pialeral e più in basso Pasturo e Barzio. Spuntino multietnico con le offelle offerte dagli amici occasionali, i biscotti azzimi di Alex e un nostrano panino alla bresaola di Valerio.

Rientriamo al Rif. Riva nuovamente sotto la pioggia e sopra una fanghiglia spesso insidiosa e sempre sdrucciolevole. Lì ritroviamo Pietro e Lucia che erano saliti direttamente, Noemi e Gigi che pranzano. Con Alex decidiamo di assaggiare la leccornia locale, i “misultin”. Sono pesci di lago fatti essicare e speziati, come le aringhe. Ottimi insieme alla polenta.

Scendendo il cielo è meno bagnato. Un sole debolissimo ci riscalda e riscalda la roccia. Arriviamo alle auto con la convinzione che potremmo riuscire ad arrampicare. Velocemente raggiungiamo la “Casa delle Guide” di Introbio. Ci prepariamo in tutta fretta. Valerio e Pietro riescono a preparare due monotiri. Arrampico quindi io con Alex che mi fa assicurazione. Ci scambiamo i ruoli ma quando Alex è quasi alla catena ricomincia a piovere: avrà tirato la catena con troppa forza? La discesa la fa sotto un’acqua ormai insistente. Ma abbiamo arrampicato, cavolo!

Si rientra al campo base dove possiamo rilassarci grazie alla ospitalità di Lucia e Pietro. Prepariamo la tavolata per la cena in attesa degli altri amici. Alle sei e mezza ci siamo tutti.

Lucia e Pietro, Valerio con Paola che era rientrato a prendere a Lainate, Alessandra, Noemi, Gigi, Elisabetta e Antonio. Poi ci sono Claudio e Sabrina, Dario il gestore del Pialeral e Floriano che mostrerà le sue diapositive.

La cena è come sempre ottima ed abbondante. Il ragù di Pietro e la torta di Valerio sono le due novità. Buone entrambe. Come il resto a cui siamo abituati. Anche le bevande non sono da meno, tra cui il vino di Alex.

La serata si è chiusa magnificamente con la proiezione di immagini dell’Himalaya da parte di Floriano. Diapositive, ancora diapositive, per fortuna. Non scatti digitali ma ancora impressioni su pellicola. Che aggiungono un tocco di poesia in più ad immagini suggestive. Grafismi d’alta quota. Luoghi lontani sembrano allora appartenerti. Genti lontane ti appaiono subito amichevoli ed ospitali. Immagini che non hanno bisogno di commenti per raggiungere l’anima. Le parole di Floriano dettagliano sensazioni subito avvertite al primo sguardo.

Si conclude così degnamente una giornata che si poteva considerare persa, ricca invece di amicizia e incanto.

In barba al cielo nuvoloso e alle difficoltà del vivere che per un pò di ore siamo riusciti a vincere e mettere da parte.

Namastè

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Giu 08 2008

vecchie foto da gavi,fuga dopo l’affronto

Pubblicato da Andrea in Arrampicata

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Giu 07 2008

Val Brembana, Pizzo del Becco e Corno Stella

Pubblicato da Vincenzo in Alpinismo

Val Brembana, Pizzo del Becco e Corno Stella. 1 e2 Giugno 2008

Nuvolo. Da un mese. Anzi ormai non solo nubi ma proprio piove quasi con continuità da 15 giorni. Speriamo bene per oggi. L’appuntamento è presso l’autostradale di Agrate. Alle 7:30 arrivano Anna e Marta e mi caricano in auto. Direzione Val Brembana. La meteo diventa più clemente, sembra voler migliorare. A Lenna colazione, bar da dimenticare. Meglio, ricordarsi di non fermarsi lì una prossima volta. Alle 9:30 siamo a Carona, fine della strada. Giro all’ATP, aperta. Ci informano che la ferrata al Pizzo del Becco, uno degli obiettivi dell’uscita, si può fare con relativa tranquillità. Partiamo a piedi con comodo: ore 10:00. Diamo un’occhiata ai cartelli indicatori che si riveleranno spesso fallaci. Direzione laghi Gemelli. Salita nel bosco piacevole mai troppo erta. Mughi e pini si alternano a radure riccamente fiorite. Siamo ai laghi Gemelli dopo tre quarti d’ora. E cominciano le sorprese, le belle sorprese di questa escursione. I laghi sono largamente ghiacciati ed attorno ampie superficie sono coperte di neve. Non fa freddo però; è uscito un pallido sole.

Colori e luminosità che si riterrebbero di altre terre, estreme, si ritrovano qui, relativamente vicino a casa.

Proseguiamo per il lago Colombo. Incontriamo una coppia con cani e viaggiamo per un pò con loro. Fino al rifugio nei pressi del lago, dove loro si fermano. Noi ci fermiamo più avanti per uno spuntino. Breve. Cominciamo a capire che le tempistiche della Proloco sono errate. Pro locos verrebbe da dire, alla spagnola. Se vogliamo realizzare l’intero giro dobbiamo fare attenzione ai tempi. Grazie agli appunti di Marta e al senso di orientamento di Anna raggiungiamo la base della ferrata. L’ambiente è molto interessante, massi erratici attorno. In valle un verde della vegetazione quasi fosforescente, tipico del risveglio primaverile. Neve e rocce all’orizzonte. Azzurro lattiginoso in cielo. Blu cobalto nei laghi. Fioriture punteggiano i prati. Sul percorso troviamo sassi di un viola intenso, quasi inedito.

Affrontiamo la ferrata con cipiglio. Senza assicurazioni come indicato in Apt. Si tratta di superare salti di roccia, gradoni e gradinate in un lungo canalino/canalone. Ci si aiuta con la catena salendo in opposizione. Anna e Marta si muovono benissimo pur avendo poca esperienza su questi percorsi. Raggiungiamo la cima in un tempo relativamente breve. C’è l’immancabile croce metallica. Il panorama a giro d’orizzonte è semplicemente splendido. Resiste una velatura in cielo e lontano si addensa nuvolosità di tutti i tipi. A nord si intravvede il Disgrazia, verso est invece il Pizzo del Diavolo di Tenda e il Pizzo di Coca. Esprimiamo la promessa di raggiungerli un giorno: hanno nomi così fascinosi. A sud incombe il Pizzo di Arera che sembra piuttosto difficile da salire. Spuntino e foto. Scendiamo con attenzione. Anna che temeva di non essere all’altezza continua a muoversi con eleganza. Marta chiude con sicurezza. Tornati al sentiero costeggiamo il lago proseguendo nel giro. Ci accorgiamo che sicuramente i tempi saranno più lunghi di quanto ci si potesse aspettare in base alla cartellonistica. Ancora colori bellissimi. Risaliamo la valle con il sole che ci guarda le spalle. Neve c’è n’è tanta in giro e dobbiamo affrontare un gran nevaio per raggiungere il passo d’Aviasco. Al passo vista sul versante nord del gruppo. Bella la cresta verso il Calvi. Il pendio prosegue in discesa verso Carona completamente innevato. Temiamo di affondare nella neve in una lunga disperata ritirata. E invece apoteosi: neve ancora soffice e compatta, bellissima. Quasi troppo. Come bambini ci buttiamo a capofitto nella discesa. Marta ed Anna scivolando protette dai pantaloni impermeabili. Ancora un’altra sorpresa quindi: pura gioia e divertimento. Siamo così in breve in fondovalle e quasi dispiace di non poter continuare in questo bianco gioco. Ma i tempi stringono perchè il sole è basso sull’orizzonte e non vogliamo essere sorpresi dal buio nel fitto sottobosco. Che dobbiamo affrontare come ultima prova di questa densa giornata. Più volte rischiamo di perderci inseguendo tracce debolissime di sentiero e una segnaletica inesistente. Quando ormai il buio sembrava essersi impadronito del bosco e di noi, ecco un ponte sul Brembo e sulla riva opposta un’ampia sterrata. Fuori del bosco c’è ancora abbastanza luce naturale. Ma scorgiamo ormai le luci di Carona. Ancora una mezz’ora ci attende prima di entrare in paese: sono dodici ore dall’inizio. In una frazioncina vediamo una trattoria illuminata e dentro ancora qualcuno seduto ai tavoli. Si tratta de “Il bivacco” e seduti ci sono i gestori che stanno cenando: affacciatisi ci dicono che è tutto chiuso. Proseguiamo che oramai è buio.

Raggiunta l’auto cerchiamo di darci un aspetto più “asciutto” e decoroso. Cerchiamo un posto dove cenare. Dopo diversi tentativi solo l’intraprendenza di Marta riesce a scovare un grazioso ristorante con alloggio. Non ha stanze per noi ma ci serve ancora la cena. Memorabile nonostante ci si limiti ai primi e al dessert. Pasta rigorosamente fatta in casa e delle lasagne che si sciolgono in bocca. Esperienza da ripetere sicuramente.

Stanchezza ed appagamento. Cerchiamo allora un posto dove passare la notte. Ancora diversi tentativi e ancora l’intraprendenza di Marta che trionfa. Che spunta un buon prezzo per una stanza e una prima colazione. Finalmente ci si può rilassare e ripercorrere le emozioni della giornata. Dopo una doccia calda Anna e Marta condensano in sè il buono e il bello di questa giornata ricca di emozioni.

La sveglia interrompe un sonno profondo. Facciamo una colazione non certo abbondante. Ma ce la siamo presa comunque troppo comoda. Raggiungiamo Foppolo e la zona sciistica solo alle dieci. Il territorio è guastato dagli impianti di innevamento artificiale e dagli sbancamenti. E dire che persino il Touring indica il nostro percorso di oggi come il più bello della zona. Meta è il Corno Stella che divide la bergamasca dalla Valtellina. Seguendo la carrareccia raggiungiamo il lago Moro. Sopra incombe il Corno con la sua erta finale. Raggiungiamo la cima alle 12 e trenta. Il tempo di un veloce spuntino e di qualche foto. Poche gocce all’inizio poi durante la discesa veniamo completamente bagnati da un improvviso temporale. Vento forte che purtroppo lacera la mantellina di Anna e trasforma la neve in grandine. La furia degli elementi si placa solo quando raggiungiamo nuovamente il lago Moro. Ma non finisce l’acqua che ci accompagna insistente quasi fino all’auto.

Prima attraversiamo campi completamente cosparsi di cacca di vacca e ci fermiamo presso una baita che vende formaggio. Li ci dicono che a Branzi troveremo il loro negozio con una più ampia scelta di formaggi.

Che troviamo squisiti all’assaggio e ne compriamo una discreta quantità.
E’ tempo di tornare, sempre sotto un cielo plumbeo e sotto piogge intermittenti.
Ci infiliamo in auto dopo aver tentato di scrollarci di dosso l’umidità assorbita nel ritorno. Siamo in auto.

Code fino a Dalmine. Ma non tanto per il traffico in fondo limitato. Ma per i lavori stradali e i conseguenti restringimenti e semafori. C’è solo da immaginare le code nelle prossime giornate di bel tempo, più appetibili di quella di oggi.

Autostrada semivuota, in breve siamo ad Agrate. Ci salutiamo. Felicemente spossati dalla bella escursione appena conclusa.

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