Giu 24 2008
Il Gran Paradiso (4061 m.)…di Catone Vincenzo.
Gran Paradiso, gran cima: 22 Giugno 2008.
Primo finesettimana con tempo bello e stabile.
Ci si incontra alla barriera della MI-TO.
Ho dovuto superare labirinti viabilistici attorno alla nuova fiera di Rho per raggiungere il posteggio.
Lì trovo Pietro, Alessandra e, nuova gradita amica di Pietro, Barbara.
Arriviamo al Rif. Chabod (2750 m) poco dopo le due, dopo aver lasciato l’auto alle Baite di Pravieux (1.870 m).
Siamo alloggiati nei locali invernali recentemente ristrutturati.
Pomeriggio piacevole di sole caldo e conversazioni in libertà.
Tramonto spettacolare, come sempre a queste quote e con un cielo pulito.
Notte breve, non solo perchè siamo al solstizio d’estate ma anche per alcuni francesi molesti e la sveglia alle 4 meno un quarto.
Partiti poco prima delle cinque con le frontali. Bello vedere in lontananza le piccole file di luci delle cordate partite prima. Sembrano un sorta di villaggi fantasmi in cerca di una sistemazione sull’improbabile distesa dei ghiacciai. O luminarie di paesi in festa.
Ben presto la luce naturale prende il sopravvento.
I colori dell’alba allora accendono le cime intorno e un cielo violetto circonda l’orizzonte.
Raggiunta la neve ci leghiamo in unica cordata, Pietro in testa.
Io comincio a star male, se ne accorge Alessandra che probabilmente mi conosce più di quanto io pensi. La salita è stata quindi funestata dal mio malessere che ha finito per condizionare il resto della cordata per via delle mie continue richieste di sosta. Grande prova di solidarietà e pazienza da parte loro.
La salita procede in un acrocoro di ghiaccio. Ambiente interessante, impensabile a vederlo da distanza: perchè da lontano non se ne percepiscono i volumi e le dimensioni.
Si passa accanto a seraccate grigio-azzurre. Le loro strane formazioni rimandano alle opere di Christo, l’artista “land art” che impacchettava i monumenti. L’ultimo grande pendio innevato sotto la vetta è un percorso in comune con la via dal Rif. Vittorio Emanuele. Atmosfera da strapaese con le multiformi cordate che si rincorrono: una processione.
In vetta.
Panorama indimenticabile con una giornata così bella nonostante il mio malessere persistente.
Il Monte Bianco che eleva la sua mole maestosa, il Dente del Gigante, le Gran Jorasse, il Monte Rosa. La Grivola e tutte le cime svizzere. Persino il Monviso fa capolino tra nuvole montanti.
Il resto del gruppo tenta un avvicinamento alla statua della madonnina, reso impossibile dalla calca sullo stretto passaggio: da non credere.
Foto rituali, soddisfazione per la meta raggiunta, ad ogni costo: Gran Paradiso, 4061 metri.
Abbracci e baci. Quello di Barbara mi ha fatto toccare ….il paradiso!
Si scende. Stanchezza profonda. E comincia un nuovo inferno, altro che paradiso. La neve marcia costringe tutti a una discesa pesantissima. Si affonda fin sopra il ginocchio. Io sono costretto a rallentare ulteriormente la cordata con soste continue perchè proprio non c’è la faccio più: sento freddo pur essendo coperto mentre gli altri si devono sbracciare per il caldo.
A metà percorso siamo costretti a tornare lievemente indietro per evitare un pericoloso passaggio su ghiaccio. Impossibile senza i ramponi che ci eravamo tolti per facilitare la progressione sulla neve cedevole. Raggiunto l’ultimo nevaio ci sleghiamo lasciando ciascuno libero di procedere col proprio passo. Io sono lentissimo.
Al termine della neve ritrovo ad aspettarmi Pietro. Mi chiede di fermarmi. Lo vedo allora raccogliere l’acqua di fusione che scorre su una roccia per prepararmi un bibitone energetico. Un gesto di umana, profonda solidarietà che non dimenticherò mai.
Il bibitone fa quasi subito effetto e il ritorno alle auto è meno faticoso.
Code sull’autostrada uscendo dalla Valle, forse anche per l’imminenza della partita di calcio della Nazionale.
A dispetto della facilità tecnica il GranPa resta una meta alpinistica di tutto rispetto per l’impegno fisico che richiede, 1300 m di dislivello con quota finale oltre i 4000 m. Poche altre vette attorno ai 4000, richiedono un impegno altrettanto cospicuo.
Sono stato male fisicamente in questa uscita. Ma sono stato appagato da una giornata di tempo straordinario dopo tanto nuvolo. E da testimonianze di amicizia profonda che non sarà possibile dimenticare.
3 Commenti a “Il Gran Paradiso (4061 m.)…di Catone Vincenzo.”
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Bravissimi a Pietro il mitico capocordata, Alessandra, Barbara e l’eroico Vincenzo.
….ma vogliamo le foto.
Ciao.
Ecco Marco: le foto sono servite !
Domenica sera ho visto Vincenzo che mi ha raccontato la vostra avventura. Ora che vedo anche le foto, capisco la sua emozione nel raccontarlo !
grazie Alessandra per il materiale che mi hai mandato.
e di nuovo, complimenti a tutti.
Le porte aperte del paradiso vedo che erra un tema ricorrente anche prima bravo Vincenzo, di esserci riuscito nonostante tutto