Due anni senza un contatto. Poi una telefonata. < Ti va di fare qualcosa nel Vallese? >
< Certo > Rispondo io.
< Allora fatti trovare a Saas Grund. Sono nel campeggio di fronte alla funivia, ti aspetto fino alle ore 10:00, attrezzatura solita per l’alta montagna. Ciao. >
< Va bene, ciao.>
Il primo sabato di ferie trascorso allora a preparare auto e bagagli per il viaggio–vacanza in giro per l’Europa, quest’anno praticamente attorno ai Pirenei. Attento anche a non dimenticare anche ramponi e piccozza, originariamente non previsti perché non indispensabili per girare sui Pirenei o crogiolarsi al sole delle calde spiagge spagnole.
Domenica mattina. Non è ancora alba, ma parto. Non ho dormito quasi per niente tra cose ancora da preparare e da non dimenticare e invece vecchi ricordi che tornano alla mente. Il viaggio di due anni fa in Germania a Pforzeim dove Christian si è trasferito con la famiglia. La moglie Karina e le sue artistiche ceramiche: avrà trovato come proporle al pubblico?
E Marina, la loro figlia, si sarà ormai ambientata con una nuova lingua e un nuovo Paese?
Decido di seguire la Val Leventina anzichè passare per Domodossola e la frontiera di Iselle. Due anni fa ero stato fermato da un traffico micidiale poco dopo la frontiera. Per non ripetere quella esperienza preferisco prendere l’autostrada a Chiasso. Ma niente da fare: c’è lo stesso traffico tra chi torna e chi parte, sempre in direzione nord.
Non mi resta che uscire per la Val Bedretto, così diversa adesso da come la conosco in inverno durante la stagione di sci di fondo, col bianco che la ricopre.
E via per il Passo della Novena. Il paesaggio è notevole e rende sopportabile saliscendi e tornanti. Ma la strada tortuosa mi rallenta e il tempo passa. Alle 10 e mezza sono ancora a Visp e mi inoltro nelle valli che vanno verso sud.
Sono al campeggio di Saas Grund alle 10:58. In marcato ritardo, ma le ore “dieci” non sono ancora finite, e io dovevo arrivare “entro le dieci”.
La cosa mi ricorda l’episodio di Giulio Cesare e l’indovino. Questi pronosticò la morte di Cesare per le Idi di marzo. Arrivate le Idi, Cesare si presentò dall’indovino mostrandogli d’essere in piena salute.
E l’indovino rispose: <Attento che non sono ancora finite!>. Christian che insegna latino lo ricorderà senz’altro.
Un forte abbraccio di saluto:due anni sembrano non essere quasi passati. Moglie e figlia stanno bene. Karina ha realizzato il suo studio di ceramica in casa e tiene qualche corso per ceramisti dilettanti. Marina si è perfettamente integrata, forte della sua giovinezza. Ora conosce tre lingue (il tedesco del papà, il bulgaro della mamma e l’italiano del Paese dove è nata, che “cocktail”!) studia e suona il piano con disinvoltura.
Mangiamo quello che ci siamo portati: rustico pranzo sui prati del campeggio. Poi ci trasferiamo con un’auto alla vicina Saas Almagell: l’altra servirà domani per andare a riprenderla.
Da qui ci incamminiamo verso il rifugio Almagellerhutte secondo un itinerario alternativo a quello che prevede la risalita con la funivia. L’iniziale percorso “avventura” ci regala un po’ di emozione con i suoi ondeggianti ponti nepalesi. Il paesaggio è notevole. Siamo nel Vallese con i suoi spettacolari quattromila.
Anche il sentiero per il rifugio è particolare: studiato molto bene. La livelletta costante consente sempre di tenere un passo regolare migliorando il rendimento e diminuendo lo sforzo.
Al rifugio troviamo facilmente posto: il pernottamento cade tra domenica e lunedì. Serata calda e luminosa. Poi una buona cena, cosa rara in svizzera dove troppo spesso si trovano zuppe e intrugli poco appetibili.
Qui incontriamo due alpinisti di Sesto Calende: lavorano alla Aermacchi. Finmeccanica anche loro e stessa “meccanica” di trattamento tra privilegi per qualcuno e diritti negati per altri. Ma chiudiamo presto i discorsi sul lavoro che siamo in uno dei posti più belli della Terra e si passa alle imprese che si possono fare nei dintorni ad alta quota. La meteo resta clemente anche se oggi, domenica, ci sono state condizioni migliori di quelle che si prevedono per l’indomani. La notte fresca promette comunque un po’ di bel tempo per l’indomani.
E’ quasi alba quando ci prepariamo. Incominciamo a salire che le frontali non servono già più. Peso inutile, come altra “ferraglia” che la cautela mi ha spinto a portarmi dietro. E che adesso vorrei lasciare al rifugio. Impossibile: faremo una bella traversata senza tornare al rifugio dove abbiamo pernottato. Un gran bel giro ma anche una bella fatica.
Procediamo su pietrame poi roccette in direzione della cresta sud-est. Solo qualche passaggio un po’ intricato e mai troppo esposto. A metà salita io accuso un po’ di fatica e rallento il passo: mi è già accaduto altre volte quest’anno: sarà forse l’effetto della quota?
Quando infine raggiungiamo la neve e il ghiaccio, mi riprendo, aiutato da una giornata splendente e da pazienti incoraggiamenti. Siamo ormai sulla Triftgrat, la cresta interamente nevosa che si snoda suggestiva verso la vetta. Che raggiungiamo alle 11:00: un sottile filo di neve e cornici da cui stare alla larga, 4023 metri di altitudine. E intorno il Cervino, l’Alphubel e il Dom. Più a sud l’Allalin e lo Stralhorn, il Rosa. A fianci il Lagginhorn. Tripudio di cime e di ghiaccio scintillante.
Qualche foto ed è già tempo di scendere. Dalle informazioni raccolte sembra che ci aspettino sulla via del ritorno crepacci insidiosi ed è meglio superarli su ponti di neve compatta. E infatti troviamo crepacci enormi che non avevo visto prima, profondi e larghi. E ponti di neve poco rassicuranti. Attorno il paesaggio è sempre mutevole, identico solo nella straordinaria bellezza.
Lasciamo la neve e il ghiaccio per l’ultimo sentiero prima della stazione della funivia nei pressi del rifugio Weissmieshutte che termina le nostre fatiche ampiamente ripagate.
Tornati a Saas Grund e al campeggio, ci concediamo una doccia calda e un bagno nella piscina climatizzata.
Grazie Christian, alla prossima. Chissà se potrà essere, come proponi, una delle più nobili cime delle Alpi? 4478 metri di desiderio e tensione, di bellezza e paura, al di fuori della mia portata.
Sto ancora godendomi la soddisfazione per il terzo quattromila di questa stagione. La stagione estiva che verrà è troppo lontana adesso, vedremo tra un anno se sarà generosa. Cominciando a prepararsi fisicamente e mentalmente, però.
