Archivi per ottobre, 2008

ott 25 2008

Diretta al Banano – Machaby

Pubblicato da in Arrampicata

Il sole e il caldo di un bellissimo sabato di Ottobre ci hanno accompagnato nella scalata della via “Diretta al Banano” sul paretone di Machaby.
Con il mio ormai inseparabile socio Marco partiamo alla volta della val D’Aosta, destinazione Arnad. Partiamo alle 7.30 da Lainate e alle 9.00 siamo già in prossimità del paese che precede il paretone. Poco prima di arrivare al parcheggio, osserviamo la montagna che ancora in ombra sembra addormentata e inospitale al nostro arrivo. Pensiamo che sia ancora troppo presto e che rischiamo di trovare la roccia fredda. Avvicinandoci alla piazzola di sosta notiamo tuttavia che altre cinque auto sono già sul posto e ben 5 cordate si stanno preparando indossando imbrago, rinvii e caschetto.
Io e Marco, ci diamo una mossa nei preparativi ed iniziamo con il resto del gruppo la salita e l’avvicinamento alle vie alte. Fortunatamente siamo i primi a scegliere e giungere all’attacco delle via del Banano ! Mentre indossiamo le scarpette dietro di noi arrivano altre 4 cordate !

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Inizio a scalare il primo tiro: mi muovo come un elefante e ho la concentrazione di un tasso ! Salgo la placca e supero il primo passaggino di 5c con molta fatica e zero concentrazione.  La seconda parte del tiro va meglio e arrivo in sosta sotto gli occhi compassionevoli delle cordate sottostanti.
Anche Marco è un po’ freddo e poco concentrato e “ravana” affaticato sul passaggino. Arrivato in sosta, non si fa prendere dalla sfiducia ed attacca da primo, il secondo tiro. La seconda lunghezza viene eseguita da Marco con un ottima tecnica e controllo ! Sul terzo tiro si prosegue sempre meglio: forse non abbiamo dimenticato del tutto le basi d’arrampicata :-)
Il quarto tiro è un capolavoro della natura: un bell’attacco su placca verticale che prosegue in un diedro tecnico.  Sono stati i 30 metri di arrampicata più divertenti della giornata… peccato che arrivato in sosta mi accorgo di aver sbagliato la via: mi trovo alla catena di sx anziché quella di destra.
Riprendo quindi la salita affrontando un bello strapiombo fuori programma + 10 metri di traverso delicato per riprendere la “diretta del banano”. Anche questa variante ha aggiunto un po’ di pepe alla gita.

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Il quinto tiro prosegue quindi senza troppe difficoltà ma con grande divertimento nella tecnica di salita.
6L: riprendo la salita senza guardare la relazione e di nuovo rischio di sbagliare via.
Urlo a Marco dove devo andare e fortunatamente ricevo utili indicazioni tipo “Tom Tom” dalla cordata sottostante: “al prossimo tetto, seconda uscita sulla sx”.
La settima lunghezza di 4b proprio non l’ho capita: salgo tre metri, trovo il primo fittone e poi davanti a me solo placca lisca. Proseguo il traverso sulla placca  verso dx fino al tetto per circa 15 metri senza trovare l’ombra di un fittone !  Ma ha senso ???
Non mi faccio prendere dallo sconforto e arrivo alla catena.
Visto che ho ancora tutto il materiale con me, allungo con un cordino la sosta e concateno la 8L.

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Gli ultimi due tiri, li affronta Marco da capocordata con una tecnica ed un passo decisamente più sicuri dei precedenti. Anche questa volta Marco conquista la vetta !
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Valutazione finale: bellissima via perché varia nella tecniche: placca, diedri, strapiombini e traversi.
Divertente e di compagnia: durante il percorso abbiamo trovato diverse cordate con le quali abbiamo fatto “salotto” in sosta.
Decisamente discontinua delle protezioni: buone nei tiri difficili, scarsa nei tiri fino al 4c.

Saluti infine a Carlo ed Aberto,  vicini di cordata che hanno conquistato con noi la vetta del paretone.

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ott 21 2008

Bivacco Reboulaz 18-19/10/2008

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Bellissima escursione gita di 2 giorni al Bivacco Reboulaz, partiti da Praz alle 12.00 con tutta calma io e altri 4 miei amici arriviamo al Bivacco (più che altro pareva una vera e propria casa) alle 16.00 in mezzo c’e’ stato un semi pic nic di un’oretta e una sbircita alla falesia di Champlaisant (mi sembrava un pò duretta ma spittata vicina).
Incontriamo una coppia di tedeschi con la quale facciamo subito amicizia, dopo aver acceso la stufetta ci prepariamo per la cena, ma sentiamo dei passi, un altro gruppo di persone (nove) arrivano al bivacco. Passiamo una piacevolissima serata il gruppone offre spaghetti al ragù a tutti e una decina di bottiglie di vino, noi mettiamo la grigliata di carne e la sambuca i tedeschi vanno di peperonata con formaggio (un pò pesantina). Cantiamo e balliamo fino a mezzanotte poi a nanna finalmente.
Al mattino ci salutiamo e ci scambiamo le e-mail, io e i miei amici facciamo un giro intorno ai 3000 metri poi torniamo per il pranzo che passiamo con i tedeschi a base di piadine.
Ci salutiamo con il grido di Grande Italia da parte loro.
Torniamo a casa davvero contenti e rigenerati anche dai bellissimi posti e colori che abbiamo incontrato in questi due giorni, l’unica pecca la scarsissima fauna.
Ciao a tutti.

Video: http://www.youtube.com/watch?v=LMIXx8cbizg

http://www.youtube.com/watch?v=i70qob5waJE

Foto:

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ott 12 2008

Domenica in amicizia !

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Oggi abbiamo trascorso una stupenda giornata in compagnia degli amici del “Campo Base”.

Il ritrovo è alle 8.30 al Bar Balisio. Pietro e Lucia, i “gestori” ed organizzatori della giornata sono come sempre i primi ad arrivare per accogliere con il sorriso sulle labbra e uno sguardo di calorosa amicizia chi come me arriva da lontano.

Come da buona tradizione, un buon caffè, brioche e cappuccini accompagnano gli abbracci ed i saluti degli amici che poco alla volta giungono. Dopo le vacanze estive, questo è il primo ritrovo dove riusciamo ad essere così in tanti, con passioni diverse ma una volta tanto, accomunati dal desiderio di trascorrere una giornata tranquilla e rilassante assieme.

La giornata sembra estiva nonostante il mese di ottobre inoltrato. Solo dopo essere giunti ad un sentiero che costeggia la vallata, possiamo ammirare gli alberi ammantati dei colori autunnali. Le foglie tinte dei colori più vari dal giallo oro alle varie tonalità del rosso fino al viola bordò e il marrone bruciato spiccano in mezzo alla vegetazione ancora verde e risplendono illuminate dal sole. Stupiti ci fermiamo a contemplare il panorama meraviglioso, felici di essere con gli amici a camminare in una natura così vibrante di vita. Il cielo terso e azzurro riempie il cuore di gioia, serenità e voglia di vivere.

Passeggiamo assieme senza fretta, godendoci il calore del sole sulla pelle, diretti prima al Rifugio Brunino, per poi proseguire per il rifugio Pialleral. Giulio ci aspetta già a destinazione e provvede a prenotare un comodo tavolo per tutto il gruppo.

Arriviamo al Pialleral dove finalmente ci troviamo tutti assieme: Pietro & Lucia, Alessandra, Claudio e Arianna, Pippo & Francesca, Giulio, Antonio & Elisabetta ed infine io e Paola. Approfittiamo dell’ottima cucina di Dario che ci prepara il piatto “super” dedicato a Piero: spiedini, involtini, lenticchie, polenta e salsiccia ! Il tutto accompagnato da un ottimo vino rosso.

Nel pomeriggio scendiamo verso Balisio percorrendo il sentiero della “Traversata bassa delle grigne”. Il resto del pomeriggio è all’insegna del relax, della condivisione delle imprese alpinistiche, escursionistiche, su roccia, alta quota, ma anche immaginando e progettando le future uscite.

Verso sera ci raggiungono Marco e Manuel dopo aver arrampicato all’angelone ininterrottamente dalle 10 alle 18 !!! Sono stanchissimi ma contenti e gratificati dell’esperienza.

La serata prosegue in allegria con un happy hour al “campo base” dove si banchetta con Pennette alla amatriciana, Borsotto con Lenticchie, Formaggi della Valsassina e vino rosso di qualità.

Grazie a tutti per la bellissima giornata ed un grazie particolare a Pietro e Lucia per la loro ospitalità e come sempre, grande amicizia.

La Foto Gallery della giornata:

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La sera al Campo Base:

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ott 11 2008

“doppietta” in Antimedale

Pubblicato da in Alpinismo

Oggi con Graziano ho trascorso un emozionante e gratificante giornata alpinistica in Antimedale.
Il programma è impegnativo: scalare due vie in giornata, la via degli Istruttori e la via Chiappa.

La giornata è stupenda e luminosa, il cielo terso ed i colori autunnali fanno da contorno al bellissimo complesso dell’Antimedale e Medale.

Arriviamo all’attacco delle vie dopo le 9 del mattino. La bella giornata ha attirato molti scalatori: alla base di entrambe le vie si contano due cordate in attesa di iniziare la salita. Ci prepariamo con calma e decidiamo di attendere il nostro turno alla via Chiappa (iniziamo con qualcosa di facile !!). Decidiamo di salire la via a tiri alterni. E’ la prima volta che arrampico una via “dividendo” equamente l’emozione del primo di cordata. E’ un’esperienza nuova che comporta un emozione forse un po’ più complessa da comprendere: la vetta viene conquistata da una “collaborazione”, dal lavoro di squadra due primi di cordata.

Scaliamo la via Chiappa, 6 lunghezze piacevoli e mai eccessivamente difficili. Quando arriviamo al tiro chiave, chiedo gentilmente a Graziano di lasciarmi salire … anche se toccherebbe a lui. Sono convinto che non sarà la stessa cosa per il tiro chiave della via degli Istruttori.
In meno di due ore e 30 minuti, arriviamo in vetta. Scendiamo dal sentiero e dopo essere arrivati agli zaini ci concediamo un panino energetico e una gran bevuta !

Riprendiamo con la seconda via: degli Istruttori.  Il primo tiro (il più facile) riesco anche in questo caso ad aggiudicarmelo ;-) per il resto, tiriamo la via a tiri alterni. Anche le prime lunghezze si presentano decisamente più impegnative della prima via.  Arrivo alla fine del 4° tiro già un po stanchino. Recupero il materiale da Graziano e inizio ad affrontare la 5L. Probabilmente rispetto agli altri è uno dei più lunghi e continui (… non sò, ma a me è parso un “viaggio” senza fine). Faccio molta fatica a completarlo, forse a causa della stanchezza, ma con un po’ di pazienza e con molte pause di “riposo” arrivo alla sosta. Recupero Graziano che immediatamente inizia la L6, il tiro Chiave. Affronta quindi un traversino che sui libri definirebbero “delicato”. A me questo termine fa proprio arrabbiare: difficile è la parola giusta !!! :-( Comunque quando è il mio turno, con molta attenzione affronto il traverso e la liscia placca sovrastante: non è assolutamente una scerzo !

Arriviamo quindi in vetta dove finalmente ci scambiamo l’immancabile stretta di mano.
Anche questo sabato mi porto a casa una bella soddisfazione. Grazie a Graziano per la compagnia, l’avventura e per essere stato un ottimo compagno di cordata !

Sorry, questa volta purtroppo non ci sono le “foto ricordo”.
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ott 07 2008

Grignetta Torrione Settentrionale Via Bartesaghi

Pubblicato da in Arrampicata

Subito dopo la variante Polvara scendiamo con un vento fortissimo e gelido all’attacco della via Bartesaghi, io e valerio siamo molto concentrati perchè è il nostro primo V grado in grignetta ma allo stesso tempo siamo scoraggiati perchè il vento è veramente fastidioso e la partenza è all’ombra. Io chiedo ai soci di rinunciare ma Vera non ne vuole sapere e ci sprona a provarci (senza di lei io e valerio saremmo già tornati per sentiero).

L1 – Partenza molto difficile causa fortissime raffiche di vento IV+ valerio arriva in sosta, Vera parte poi tocca a me e come uno stupido cerco di chiudere il tiro senza tirare il rinvio, arriva una raffica di vento e insieme alle mani gelata sono la causa della mia caduta con taglio al ginocchio, perdo sangue ho voglia di rinunciare. Prendo tempo e riparto stavolta tiro il rinvio e arrivo in sosta. Dopo il primo tiro facciamo in sosta un breve colloquio e di nuovo Vera ci incita ad andare avanti, ok pausa in sosta con ristoro, metto l’antivento riprendo sensibilità alle mani e via che si va.

L2 – Partenza molto difficile V grado con strapiombo è un passaggio molto delicato valerio e vera mi incitano dall’alto e con molta concentrazione ed equilibrio passo. Sosta.

L3 – Il tiro più bello tutto di IV+ continuo e sostenuto è esposto ma è meglio non soffermarsi a guardare i panorama ma concentrarsi nei movimenti, è tutto verticale bellissimo.

L4 – Partenza acrobatica e in strapiombo V grado stavolta vado meglio mi sono riscaldato il tiro va via via più facile III grado poi è fatta siamo in vetta. Che gioia che abbracci. Grazie a valerio e vera.

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ott 07 2008

Grignetta Torrione Centrale Via Normale + Variante Polvara

Pubblicato da in Alpinismo

Sabato 4 ottobre, siamo io valerio e vera.

Decidiamo di finire la stagione in Grignetta facendo la via Bartesaghi per me e valerio il nostro primo V grado in grignetta!

Prima decidiamo di “scaldarci” con la via normale al secondo torrione, dovevo tirarla io ma visto che dietro c’era un corso che spingeva decidiamo che tira valerio che è più veloce.

L1 – tiro molto facile di III grado per roccette

L2 L3 – concateniamo i 2 tiri visto che abbiamo le 2 mezze corde da 60 metri, molto facile anche qui passaggi di III+

L4 – Tiro facile anche qui per roccette III+

Contnuiamo con la variante polvare per salire un pò di grado.

L1- Tiro impegnativo e tecnicamente delicato IV+ che non concede errori e vuole concentrazione è un passaggio di un paio di metri

L2- tiro più facile con un traverso a destra di IV grado

L3- Per facili roccette III grado poi si scende in conserva fino all’attacco delle vie Bartesaghi e Lecco.

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ott 06 2008

Pale di S. Martino

Pubblicato da in Trekking

Agosto non è ancora finito e già la prima settimana di lavoro se ne sta andando.
Tanta la voglia di sentirsi ancora in ferie. Pale di S. Martino? Pale di S. Martino!
Da qualche parte lungo la parete del Cimon della Pala si snoda la ferrata Lugli che tanti dicono essere bella. Anche il Cai di Milano l’ha proposta qualche tempo fa.
Porta al Bivacco Fiamme Gialle e quindi consente la salita della Cima Vezzana, la più alta del gruppo.
Sono con Giovanni l’appassionato fotografo e alpinista con cui ho salito un po’di montagne, prima fra tutte il Bianco, tanti anni fa.
Il tempo dovrebbe tenere anche se è più probabile il variabile. Traffico lungo l’autostrada del Brennero. Decidiamo di uscire poco prima di Trento per la Val di Cembra. Valle della memoria. Personale e collettiva. Il corso di fotografia e l’incidente del Cermis.
Sosta per mangiare in una area pic-nic attrezzata lungo la strada. All’ombra: è una fortuna. Sotto si svolge la valle. La fame ci fa apprezzare e consumare tutto il cibo acquistato al discount, poco prima.
Si riparte alle 14:00 con qualche dubbio di riuscire a raggiungere in tempo la funivia che non sappiamo quando chiude. Preferiamo lasciarci alle spalle Paneveggio e il parco senza una sosta. Risaliamo verso il Passo Rolle. Al cospetto delle Pale però non si resiste a qualche foto, ci fermiamo. Il Cimon è sempre ammantato di nubi. Che vanno, vengono, a volte si fermano… tornano alla mente le parole della Marini. Le rocce si mostrano e si nascondono, seducenti nel loro apparire e celarsi.
La funiviaaa…
Raggiungiamo la stazione della funivia che gli impianti ancora funzionano. Scopriamo così che c’è ancora tempo prima della chiusura: ne approfittiamo allora per fare due passi in S. Martino.
Torniamo alla funivia. Con una quantità di materiale da paura, che eventualmente lasceremo al rifugio, compresa la piccozza e i ramponi per il ghiacciaio che immaginiamo di dover affrontare il giorno successivo sulla via per la Cima  Fradusta.
Il rifugio Rosetta è accogliente: gestito da una “skyranner”(Mezzalana nel 2005) sempre in azione.
Un po’ di foto in attesa della cena: giocando con le luci del tramonto e le nuvole che però sono loro  che si prendono gioco, col mutare improvviso, delle fatiche del fotografo.
Buona cena in compagnia di alcuni giovani imprenditori padovani.
Notte stellata ma non fredda. Alba pulita. Colazione. Poi nubi dappertutto! Dove è finito il sole?
Partiamo nel grigio e così raggiungiamo la base della ferrata. Per un sentiero in corso di sistemazione. Altri gruppi arrivano dalla funivia.
La ferrata Lugli offre una buona arrampicata su roccia mai umida nonostante si sia immersi nelle nuvole. Non ci resta che immaginare lo spettacolo che ci si può godere salendo. Spigoli e placche si superano agevolmente con l’aiuto del cavo metallico e un po’ di forza di braccia. Dopo circa tre ore, eccoci al bivacco “Fiamme Gialle”: è rosso, chissà perché me lo aspettavo giallo!
Sole oltre le nubi: la vetta del Cimone si scopre e ricopre tante volte. Foto.
Avanti ancora per cima Vezzana e ancora foto dalla vetta.
Poi ci capita di ascoltare un gruppo che conosce bene la zona e li seguiamo nella discesa. L’ambiente è interessante. Raggiungiamo un secondo bivacco nella val Strutt affrontando un percorso assai più lungo di quello originariamente progettato. Oltre questa valle un’altra perpendicolare e più estesa, quella delle Comelle: sotto scorre un torrente quasi secco con ampi depositi alluvionali, attorno nuvole e cime. La via è lunga e la stanchezza si fa sentire. Dall’altra parte della valle si stende il desertico altopiano delle Pale. Rientriamo al rifugio per l’ora di cena. E’ bello rifocillarsi con un buon minestrone, allora.
Non c’è più l’affollamento della sera prima. La sensazione è di appartenere a un gruppo di persone esclusivo, quello di chi sa apprezzare l’ambiente montano con le sue fatiche e la sua variabilità e che sa cogliere come opportunità anche una giornata non proprio solare.
La stanchezza mi fa abbandonare la sala appena dopo aver terminato la cena. Sonno profondo e molto produttivo. Sveglia tranquilla senza l’affanno delle grandi imprese: anche questi momenti più rilassati sono belli da assaporare.
Si parte per il deserto. Quello dell’altipiano. Oggi forse più di altri giorni perché le nuvole lo circondano a giro d’orizzonte e lo separano dal resto del mondo.
La rispondenza del paesaggio con le descrizioni letterarie è tale che la memoria ne risulta amplificata. Le parole di Rigoni Stern e di Buzzati sembrano scritte sulla pietra. E colline e risalti di roccia si trasformano in garitte e trincee, fortini ed avamposti.
Non c’è nessuno, neanche il vento. Solo il silenzio. Un tempo sospeso. Potrebbe essere così l’ultimo viaggio?
Incredibile il fascino in ciò che c’è attorno. Seducente nella sua essenzialità. In direzione della cima Fradusta vediamo il ghiacciaio e il lago ai suoi piedi. Anzi quel che resta del ghiacciaio, fossile e sospeso come il tempo. Lo aggiriamo per cresta rocciosa e frastagliata. Sottile e sospesa anch’essa: da un lato, in basso il ghiacciaio, dall’altra il mare di nuvole e il nulla.
Nonostante le nuvole il tempo sembra però tenere. Scendiamo.
Raggiungiamo il lago per fotografarlo. Poi dopo una rapida scorsa alla pseudo-cartina decidiamo di perderci all’interno dell’altipiano alla ricerca del lago Manna. Dopo saliscendi interminabili lo troviamo, anzi li troviamo, due, forse i resti di un unico lago più grande.
Ci troviamo praticamente al centro del grande altipiano delle Pale, il più esteso, si dice, delle Alpi.
Deserto roccioso. Poca la vegetazione che in questo nulla di pietre si fa notare, nonostante i pallidi colori.
Ben presto il grigio che era attorno ci inghiotte, inesorabile. Siamo avvolti dalla nebbia. Nel bel mezzo di un deserto. A distanza dal rifugio. Senza una valida cartina. Senza la bussola. Senza nessuno attorno. Senza scorte di viveri.
Beh, ce la siamo proprio cercata: è così che cominciano i guai?
Non fa freddo, siamo fortunati. Doppiamente. Perché la scelta, quasi infantile, di andare a vedere il lago nel bel mezzo del deserto, ci ha aiutato. Ci ha consentito di spostarci sulla rotta di collegamento tra due rifugi, il Rosetta e il Treviso, molto frequentata. Non oggi, non adesso con questo tempo divenuto avverso. Ma comunque, perché frequentata, più curata nella segnaletica. Migliore rispetto al percorso del mattino, affrontato senza problemi essendo ancora nella luce del sole.
Scopriamo, cercandoli con attenzione, a volte quasi con affanno, una serie di ometti, bolli e cartelli posti strategicamente a distanza di vista. Non ne perdiamo uno, sempre ritornando sui nostri passi se, come in qualche rara occasione, tentiamo un percorso in apparenza più diretto. Su e giù, destra e sinistra, bollo dopo bollo. Ometto dopo ometto, un invisibile filo di arianna teso tra le rocce. Attorno il grigio assoluto. Silenzio. Persino il nostro camminare non riesce a produrre che rumori ovattati. E camminiamo. A lungo. Con estrema fiducia nei segnali. Apprezzando il loro periodico apparire, fermandoci, se necessario, a cercare il successivo. Il tempo passa. Dobbiamo passare dal rifugio e ritirare l’attrezzatura inutilizzata e poi raggiungere la funivia. Ancora la funivia da prendere in tempo. Come all’andata. Perderla ora significherebbe una discesa pesantissima con il carico che ci siamo portati dietro. Ma il rifugio non compare. Solo nebbia. Nessuna voce o suono rassicurante. Neanche i gracchi che a volte sembrano irridere alle fatiche degli alpinisti con il loro gracchiare insistente e con l’invidiabile capacità di volteggiare beatamente. Grigio attorno. Possibile che doveva finire così? Poi perdiamo ogni riferimento.
Dove sono i bolli rossi, o i simpatici ometti, alcuni dei quali degni di essere immortalati in qualche foto? Possibile che d’un tratto i curatori dei sentieri abbiano deciso di non dare più indicazioni? Avranno finito la vernice e non saranno voluti tornare a completare il lavoro? Il tempo peggiora: comincia a fare freddo. Siamo fermi cercando il bollo che manca. Vento gelido. Comincia a piovigginare. Sempre più forte. Maledizione: qui la situazione non è grigia, è proprio nera! Ci copriamo: portarsi anche il vestiario da ghiaccio torna utile adesso. Piove ormai con insistenza. Dove sono i bolli? Forse è la stanchezza che non ce li fa trovare? Chiedo a Giovanni di fermarsi sull’ultimo bollo incontrato. Io mi sposto restando sempre in vista l’uno dell’altro. Sinistra, destra, avanti. Nulla. Il vento ti sbatte in faccia la pioggia. Quella fredda, quasi nevischio, che punge di più. Torno allo zaino, al bollo dove è Giovanni. Mi giro per ripartire ed ecco uno spiraglio. Visione di incanto. A un centinaio di metri la sagoma del rifugio. Rassicurante presenza. Ma non c’è neanche il tempo di studiare il percorso che lo spiraglio si chiude definitivamente. Allora dritti verso quel grigio dietro il quale ci deve essere il rifugio perché lo abbiamo visto. Dritti, qualunque terreno i nostri piedi incontrino. Su e giù, dritti. Ma piegati dallo sferzare della pioggia sempre più insistente. Finalmente di nuovo il rifugio. Ricompare quando ormai lo possiamo toccare. Non possiamo gioire del tutto perché è la funivia che dobbiamo raggiungere. Con tutta la attrezzatura e ancora sotto l’acqua. Ci scaldiamo un po’ all’interno del rifugio mentre risistemiamo i bagagli. E via di nuovo sotto l’acqua. Quanto pesa adesso l’attrezzatura in eccesso. In salita verso la funivia. Che appare e scompare ma la traccia da percorrere è evidentissima. Ancora pochi passi e siamo sotto la stazione della funivia.
Fine dell’acqua, della tensione, della fatica. Ma anche dell’avventura.
Il ritorno in auto si svolge senza problemi, è lunedì: il rientro dalle vacanze si è accumulato ieri.
Alla prossima, Giovanni.

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