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Mag 20 2009

Batosta al Sigaro Dones

Pubblicato da Manuel in Arrampicata

La giornata arranca fin dall’inizio: le previsioni non sono affatto favorevoli e già dal risveglio il cielo si fa scuro a Ovest… che fare? andare o tornarmene a dormire? Decido di andare lo stesso e contrariamente a come sembravano mettersi le cose un’occhiata di sole illumina Lecco, dove è fissato il ritrovo con Graziano e Vera. Un po’ in ritardo rispetto alla tabella prefissata, il gruppo si compatta in una macchina sola e punta deciso ai Resinelli, e da qui si inerpica su per la Cresta Cermenati. Salendo ci rendiamo conto che quel poco di sole che era uscito non ha la minima intenzione di riscaldare la Grignetta, ad ogni modo sembra volersi mantenere asciutto e lungo il sentiero il piacevole incontro con un simpatico gruppo di veterani del soccorso Alpino che conoscono Graziano rallegrano lo spirito… deviamo per i Magnaghi e il pensiero va oltre-oceano senza però allontanarsi dalle montagne e…nemmeno da Lecco visto che parliamo della spedizione di Cassin sul McKinley in Alaska, meta di un altro amico incontrato da queste parti… Quando “torno” effettivamente dove mi trovo mi sto già legando, ed è ora di partire.

Ci troviamo alla base del Sigaro Dones, che imponente incombe sopra di noi. Alcune cordate lo stanno già risalendo e sembra tutt’altro che facile. Oltre tutto c’è un’inquietante nebbiolina e le piogge dei giorni scorsi hanno reso la roccia umida in certi punti e freddissima. Quella che effetivamente faremo è la Via Rizieri, sulla quale abbiamo ripiegato date le tante difficoltà - per lo più mie - dovute anche al freddo…

La via è di tutto rispetto anche se le intenzioni di Graziano prevedevano qualcosa di più “tosto”: in 3 tiri impegnativi raggiunge l’apice della guglia con tratti molto esposti e qualche passaggio davvero tecnico, come poi confermeranno anche i miei 2 compagni, molto più esperti di me. Il 1° tiro parte con una scaglia che bisogna risalire piegando leggermente a destra: pochi metri semplici che precludono il passaggio atletico dalla scaglia al Sigaro vero e proprio, qui bisogna spaccare fra i 2, risalire un po’, per poi portarsi completamente sul Sigaro, il quale dà subito il suo “benvenuto” all’arrampicatore opponendogli un muretto non semplice, per poi “ingentilirsi” con un tratto più fessurato che offre prese migliori, fino alla sosta (IV°-IV°+). Il 2° tiro è quello più difficile perchè a pochi metri dalla sosta c’è uno strapiombino sotto il quale bisogna passare con un traversino che offre ben poco per le mani. Ci si porta sotto lo strapiombino seguendo una fessurina verticale accessibile subito dopo la sosta, poi la si lascia a sinistra per cominciare il traversino, che fra l’altro è anche bello esposto e non presenta appigli comodi; si aggira così l’ostacolo e si riprende a salire più nettamente seguendo un’altra fessura verticale che piega un po’ a sinistra e si fa più larga via via che anche la parete si fa più appoggiata, fino alla sosta (V°-VI°, oppure V° e A0: il tratto più difficile è abbastanza protetto). Il 3° tiro parte con il muretto verticale da superare sopra la comoda sosta, poi presenta un traverso più netto e lungo del precedente, che comunque è ben protetto e offre più appigli. Completato il traverso, ci si trova sulla via normale, che con facili rocce conduce alla vetta del Sigaro Dones. Discesa in corda doppia.

Detto questo, la mia salita è stata un vero calvario. Sul primo tiro ho sbagliato completamente l’approccio col passaggino atletico dalla scaglia al Sigaro: non ho sfruttato la spaccata e mi son portato subito sulla parete della guglia bruciando preziose energie per superare un passaggio che avrei tranquillmente evitato, così mi son trovato sul muretto con le braccia stanchissime e per lo più le mani ghiacciate, soffrendo così fino alla sosta in cui non riuscito a recuperare del tutto. Ho così affrontato il tiro chiave provato e scoraggiato e forse mi son portato un po’ troppo sotto allo strapiombino bruciando ancora troppe energie inutilmente, ho dovuto letteralmente aggrapparmi al chiodo e al cordino fisso di protezione e quando questi mi son venuti a mancare non ero ben puntato coi piedi. Risultato? le mani non mi hanno tenuto là dove gli appigli scarseggiavano e son volato, per qualche metro dato che non avevo completato il traverso e avevo tolto il rinvio… Così altre immani fatiche per tornare in via, completare in qualche modo il tiro e riavvicinarmi se non altro alla decenza nell’arrampicare solo sull’ultima lunghezza.

Così quello che si calava lungo la lunga doppia necessaria per scendere dal Sigaro Dones, teatro di brillanti e geniali ascensioni anche da parte di illustri nomi della storia dell’alpinismo, era un mogio praticante di montagna reduce da una memorabile batosta. E come dopo una bruciante sconfitta ci sarà da dare il giusto peso all’accaduto, per trarre il miglior insegnamento dall’esperienza… e anche la dovuta leggerezza… per non lasciarsi scoraggiare più del dovuto. Come in ogni storia d’amore che si rispetti, anche con la montagna può capitare di litigare…

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