Archivi per Giugno, 2009

Giu 29 2009

La montagna ha detto NO!

Pubblicato da Marco in Senza categoria

Già, questa volta la montagna ha detto no! Non ha voluto neanche essere fotografata. Partiamo da Origgio Valerio ed io con l’idea di scalare il torrione Palma e fare la via Cassin a noi vergine.

Dopo mezz’ora di strada mi accorgo di aver dimenticato la macchina fotografica. Incontriamo Graziano e andiamo ai Piani Resinelli. Partiamo bene, le nuvole lasciano il posto al sole, non avevo mai visto una giornata cosi limpida in Grignetta ed è anche strano che non ci sia il solito chiasso dei merenderos della domenica. Graziano dopo venti minuti di cammino dice “C’e’ qualcosa di strano”, è una frase che viene dispersa nel vento ma si deposita nelle nostre teste e cova.

Arriviamo al Rifugio Rosalba dopo un’ora, Valerio si gira verso di me, mi guarda, sorride, ma dice “Non sono in forma” ;un’altra di quelle frasi.

Facciamo avanti e indietro per un’ora con lo scopo di trovare il punto della calata in corda doppia che ci porterà all’attacco della via. Non lo troveremo. Graziano non se ne da pace, ne era cosi sicuro, si arrabbia, impreca. Sicuramente tornerà da solo per trovarla.

Decidiamo di tornare al rifugio e per fortuna almeno vedo qualche bella ragazza che prende il sole.

Dobbiamo arrampicare! Allora via verso la Torre Cecilia. Dai ragazzi, ci scaldiamo sul IV poi andiamo a fare una via più seria di VI ok? Si dai facile! Questo è quello che ci siamo detti.

Decido di fare io la prima via da spavaldo. Faccio il primo tiro salto anche uno spit e mi sento forte. Recupero i due e riparto ancora con decisione e sempre più incoscenza, prendo una bella lama la tiro senza tastarla prima e viene via un blocco intero, volo giù. Mi accorgo di essere nel vuoto con Valerio che mi tiene. Realizzo! Risalgo la corda, guardo Valerio accasciato. Lui “Il piede mi fa male torno giù”. Non ho parole, Valerio si è fatto male per colpa mia, e in più mi ha anche tenuto soffrendo. Non è possibile, non è mai successo niente in due anni e in un secondo succede tutto?

Scende zoppicante in rifugio, io e Graziano cocludiamo la via, mi sento un bradipo e ho paura di tutto, non riesco più ad arrampicare ma Graziano mi incoraggia e continuo. Arriviamo in cima e scendiamo in doppia poi a piedi al Rifugio.

Bella botta, il piede è gonfio io ho uno sbrego dietro la schiena ma niente a confronto. Scendiamo giù con Valerio zoppicante. Arriviamo alla macchina veramente stanchi e silenziosi più del solito.

Mille pensieri girano nella testa con uno che comanda e dice che in montagna non bisogna sottovalutare niente e non essere spavaldi ma prudenti in ogni situazione.

La montagna al mattino ci ha guradati, ci ha sentiti ridere, scherzare, essere sicuri e invincibili. Ci ha giudicati e ci ha dato una lezione. E’ il caso di farci un esame di coscienza.

Oggi la montagna ci ha detto No!

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Giu 15 2009

Don’t cry for me Valentina

Pubblicato da Valerio in Senza categoria

Sabato in compagnia di Marco, Manuel e Graziano abbandoniamo il grigiore del calcare Lecchese per una bella arrampicata su granito rosa.
Scegliamo di scalare nella zona del Mottarone (VB) ed in particolare la via “Don’t cry for me valentina” (6a+).
Compatibilmente con gli impegni del venerdì sera dei nostri amici, partiamo con calma Sabato mattina da Lainate in direzione Omegna.
 
Ad integrazione delle relazioni esistenti, e visto che abbiamo fatto in macchina due volte le vasche di Omegna prima di trovare la direzione, suggerisco il seguente percorso: arrivando da Milano tramite l’autostrada A26 dei laghi, si esce a Gravellona Toce, si segue la strada per Omegna. Prima di accedere al centro di Omegna, alla rotonda del Supermercato Unes, si gira a sinistra in Via alle Brughiere. Si segue la strada per poche centinaia di metri, quindi si svolta a sinistra in via Granerolo. Dopo circa 100 metri si trova a dx “Via alle Cave”. Parcheggiare prima della via ed imboccare il sentiero che inizia alla fine della salita.
 
Saliamo il sentiero che inizia al termine di via alle Cave e seguiamo i segni gialli e azzurri.  Raggiungiamo presto il torrente Inferno circondato da bellissimi massi di granito rosa.
La salita nel greto del torrente è inizialmente piacevole, ma la lunghezza del percorso, la complessità del cammino ed il caldo asfissiante, rendendo interminabile l’avvicinamento (c’è anche un tratto finale di III grado) !
 
Dopo due ore di salita arriviamo finalmente all’attacco della via “Don’t cry for me Valentina”. Lasciamo gli zainoni e ci prepariamo alla salita con un corredo un po’ più leggero.
L’arrampicata che ci aspetta è prevalentemente su placche e fessure inclinate. Non mancano però dei tratti un po’ più verticali e qualche semplice strapiombino.
 
Nello zainetto mi porto 1,5 lt d’acqua e il mio inseparabile panino alla bresaola !
Io e Marco formiamo una cordata, Graziano e Manuel un’altra.
Marco inizia l’ascesa e affronta il primo tiro di IV, quindi proseguiamo il primo “salto” a tiri alternati. Il primo tratto della via è semplice e ci consente, senza traumi, di riprendere dimestichezza su questo terreno. Stavo ripensando che è da più di un anno che non arrampichiamo su granito (falesia del Mottarone), inoltre non abbiamo mai fatto una via di questa complessità su questo tipo di roccia.
 
Completiamo abbastanza velocemente i primi tre tiri, risaliamo un facile pendio erboso che ci porta all’attacco del secondo “salto”. Ora la pendenza aumenta e le lunghezze si attestano sul V+.  Proseguo da primo di cordata e mi rendo conto che tra me e il granito non c’è ancora un buon rapporto di amicizia !!
Spero che il feeling migliori almeno per il tiro chiave della via…
 
A breve, dopo due tiri di placca, strapiombini e lame ci troviamo a metà del percorso. Sembra che le mie scarpette comincino a familiarizzare con il bel granito rosa.
 
Iniziamo senza accorgerci il tiro chiave. L’arrampicata della sesta lunghezza è spettacolare: una placca ripida da affrontare principalmente in dulfer. E’ inoltre particolare il passaggio tra una prima lama che mi ha “condotto” verso l’alto per alcuni metri, per poi prendere una seconda lama, poco più a destra, sempre in dulfer. Abbandonata la lama (dove ho collocato un rassicurante friend), mi trovo a completare il tiro con alcuni metri di pura aderenza adrenalinica.
Non è stato per nulla semplice, soprattutto per il fatto che il tratto impegnativo è anche da integrare con qualche bel friend del 2 (che non avevo)..
 
Saliamo ancora di un tiro e completiamo il secondo salto.
Purtroppo si è fatto piuttosto tardi, ma al di la di questo, la cosa più preoccupante è che siamo a corto d’acqua, sotto un sole sempre più caldo.
 
A malincuore, di comune accordo, decidiamo di scendere abbandonando gli ultimi tre tiri  (4a, 5c, 5c).
Pensiamo di aver affrontato i tiri più piacevoli e impegnativi, ma l’idea di non raggiungere la vetta, mi rattrista un po’.. Riflettevo che fino ad oggi, non mi è mai capitato di dover abbandonare una salita..
Ma è giusto anche saper rinunciare quando è il momento.
 
Iniziamo quindi le 7 discese in corda doppia che ci separano dalla base della Cima Cusio.
Dopo due ore abbondanti di discesa, qualche difficoltà con il recupero delle corde, arriviamo stanchi, stufi  … ma soprattutto molto assetati agli zaini.
 
Scendiamo al torrente Inferno e finalmente ciascuno di noi realizza il proprio desiderio segreto della giornata: infilare la testa nel torrente per bere a più non posso la fresca acqua che per tutta la giornata ci ha ossessionato scorrendo sotto di noi… 
 
Dopo circa altre due ore raggiungiamo finalmente l’auto e ci avviamo verso casa. Sono le 7.45.
 
La giornata questa volta non finisce con un semplice saluto, ma verrà deliziata da un abbondante cena preparata da Paola per i quattro alpinisti sfiniti, assetati e super affamati.
 
A casa mia, Paola ci aspetta con birra a volontà, pasta al ragù, arrosto di vitello, patate, insalata, torta pasqualina, gelato, torta strudel, viro rosso, caffè e ammazzacaffè !
 
Che piacere ! Che Compagnia, Che Scalata, Che Mangiata !
 
 

 

Le foto della giornata: img00240.jpg  img00241.jpg  img00242.jpg img00243.jpg  img00244.jpg img00246.jpg  img00247.jpg  img00248.jpgimg00249.jpg

Alla prossima e grazie a tutti,

Valerio

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Giu 08 2009

Sopralluogo in Vaccarese

Pubblicato da Manuel in Arrampicata

Si era partiti con uno scopo diverso: la Via della Pera, una breve via di 3 tiri uniformi nella difficoltà, che si aggira sul IV° Grado. Giunti sul posto, dato che la via che ci eravamo prefissati era trafficata, l’uscita del 2 Giugno, Martedì strappato alle varie attività lavorative grazie alla festa della Repubblica, si è trasformata in una tipica giornata in falesia. All’appello rispondevamo io e Marco quella mattina, un Marco del tutto “stacanovista” dato che, diversamente da me, si era presentato anche all’uscita ben più impoegnativa di 2 giorni prima allo Zuccone Campelli. L’idea era quella di affronatere una via noi 2 da soli, a tiri alterni. L’aver optato per monotiri da tentare alternandoci è stato meno penalizzante di quanto possa sembrare, soprattutto per le difficoltà affrontate; per la “Pera” l’appuntamento è solo rimandato, e la giornata si è rivelata anche un utile sopralluogo per capire dove si trova la via, l’attacco, il tipo di roccia, ecc.

Giunti finalmente ad un settore alla nostra portata, parto io su “Cassano”, valutato 4a. Il tiro segue una fessura, piega a destra e presenta la massima difficoltà dopo il terrazzino, dove un leggero strapiombino sbarra la strada. Il passaggino è comunque ben ammanigliato e protetto: volendo si può sfruttare una piccola clessidra (ma il cordino che metto io è lungo cosicchè il rinvio che aggiungo è praticamente alla stessa altezza di quello nello spit); superato l’ostacolo, non banale anche perchè è il primo tiro, il tratto rimanente è puro divertimento fino alla sosta. Lo stesso discorso vale per il secondo tiro che proviamo in successione, che è tutto piacevole. Mentre facciamo questo, Marco nota un “5C” che parte fra i nostri 2 tiri e io lo tento. Qui è veramente dura, perchè dopo il primo tratto sulla fessura già esplorata nel primo tiro, si passa in un diedro davvero tosto. Quando ci sono dentro credo seriamente di non farcela: “qui per me è 6°…” mi dico mentre ravano rimangiandomi la spavalderia con cui son partito… Prova e riprova mi accorgo che uscendo sullo spigolo che delimita a sinistra il diedro le difficoltà si riducono, ci si può addirittura riposare un po’… è dunque con sollievo che afferro la catena della sosta: fiuuuu!

Poichè dove ci troviamo il sole non arriva, ci spostiamo più in alto e tra i tiri tosti ne troviamo un po’ abbordabili. Mi accorgo però che il 5C appena liberato mi ha sfiaccato ed è Marco che adesso parte “a vista” sui nuovi tiri. Un piacevole 5a che si insinua in una larga fessura lo affronto un po distratto e mi spiace risalirlo arrampicando male… Poi Marco concepisce il suo capolavoro: 2 tiri che concatena ottenendo una prova davvero durissima: 35 m che si ostinano sul V° direi abbondante senza mollare un attimo. Lo affronta davvero con lo spirito giusto, riuscendo a fare qualche battuta sul pezzo chiave (”Qui son volatili per diabetici…” dice, citando il Lino Banfi dei tempi d’oro…). Io a quel punto ci arrivo da secondo perchè sento ancora le braccia affaticate, e i volatili li vedo eccome, insieme ai sorci verdi dato che arranco lo stesso… Arrivo in cima morto e la manovra è più lunga del previsto dato che il moschettone è rotto e mi fido di più a calarmi su una sosta che c’è qualche metro più a destra: mi invento la “Manovra + Traverso” e quando scendo mi complimento sincero col mio compagno. Ma il complimento si fa addirittura lode nel tiro successivo, dove assisto ad un brillante lancio con cui Marco “sorvola” letteralmente il passaggino delicato. A me la cosa viene nettamente meno naturale e rincasando le conclusioni del sopralluogo sono queste: la Via della Pera sembra fattibile e piacevole e io sono un po’fuori forma… ‘Azz…

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