Lug 01 2009

Via della Pera

Pubblicato da Manuel alle 14:37 in Arrampicata

Tipica beffa tardo-primaverile: per tutta la settimana si schiatta dal caldo in città, negli uffici, in metropolitana, in coda in tangenziale… arriva il week-end e con esso una bella perturbazione!!! Mega fregatura per quelli che aspettano con ansia il tanto sospirato Venerdì per poter organizzare qualche attività all’aperto… è successo anche lo scorso week-end (20-21 Giugno), proprio quello in cui io e Marco ci eravamo organizzati per fare la Via Gasparotto, ripetizione della prima salita effettuata col corso di Arrampicata del CAI nel Settembre 2007, praticamente il nostro primo approccio con questo sport… niente da fare: sebbene la sfortuna sia stata clemente dato che per stavolta la perturbazione si è limitata a temporali ed acquazzoni sparsi nella notte fra Venerdì e Sabato, al ritrovo al solito posto all’uscita di Lecco per la Valsassina nemmeno il bel sole splendente ci poteva far trascurare l’esposizione a Nord della nostra via. Rischiavamo di trovare la roccia bagnata e l’aria era freschina… per cui abbiamo optato per fare qualcos’altro. Ma non si è trattato solo di eccesso di prudenza: avevamo già un conto aperto con la “Via della Pera”, nel Vaccarese, accantonata un  paio di settimane prima perchè trafficata… Quindi l’alternativa è stata presto trovata, fra l’altro eravamo già di strada e la falesia adiacente alla via offriva la possibilità di allenarci anche sui consueti mono-tiri… eccoci dunque sulla strada che già conoscevamo grazie al nostro sopralluogo.

“Tocca a te!”. Così esordisce il mio socio quando ci siamo preparati: l’onore del primo tiro mi spetta perchè ho più bisogno di questo tipo di allenamento visto che in via ho “tirato” solo in rarissime occasioni… E quello che sento, oltre al’adrenalina che sale come sempre avviene quando si comincia a scalare, è un nervosismo che ha sorprendentemente di quella fifa iniziatica che mi ricorda aule di istituti scolastici in cui mettevo piede per la prima volta, la campanella che segna l’inizio del compito in  classe o l’augurio di buon lavoro con cui i docenti davano inizio ai loro esami universitari,  i primi appuntamenti con quelle sciagurate ragazze che avevano accettato i miei insistenti inviti… Sensazioni che mi fanno sorridere, ma che mi fanno anche tremare un po’le gambe mentre risalivo la fessura che segna il primo tiro. In fondo però a questo punto iniziale dalla via, non è tanto diverso dai monotiri a cui sono abituato: così arrivo in breve alla sosta e recupero Marco.

Il primo tiro, come detto, segue una fessura verticale. All’inizio la si lascia alla propria destra, poi la si segue più nettamente per un bel tratto verticale che poi si addolcisce in prossimità della comoda sosta. La lunghezza è molto bella e lo “strappo” iniziale non è da sottovalutare, anche perchè lo si affronta da freddi. Nel secondo tiro bisogna risalire un primo tratto verticale, portarsi leggermente sulla sinistra fino al tratto finale: un muretto piuttosto verticale che si può aggirare sulla destra mantenendo lo stesso livello di difficoltà della via (IV-IV+), oppure lo si può affrontare direttamente, la difficoltà cresce, ma anche per chi sceglie questa variante gli spit non mancano. Dopo la seconda sosta, l’ultimo tiro parte decisamente semplice, per poi complicarsi nel diedrino finale, da affrontare direttamente, con l’aiuto della spaccata. Anche se all’inizio può sembrare invitante, è sconsigliabile piegare sulla destra in quanto dopo sarebbe difficile tornare sulla linea della via. La sosta finale è praticamente sul prato sommitale; per la discesa si può scegliere di calarsi in doppia lungo i 3 tiri, oppure seguire il cavo metallico che parte dalla sosta, assicurandosi ad esso. Si giunge così ad un altro punto di sosta molto esposto e in chiusura di un tiro piuttosto difficile, da cui con un’unica calata di 35 metri si giunge ad una cengetta, e da qui è possibile guadagnare con una breve discesa la base della falesia.

Forse per non aver letto bene la relazione, o forse per puro senso di sfida, Marco ha scelto la variante difficile nel tratto finale dl secondo tiro, e devo dire che non è stato banale guadagnarmi la sosta. Nella terza lunghezza non ho trovato particolari difficoltà, anche perchè il diedrino offre comunque dei buoni appigli per le mani; semmai è un po’ difficile orientarsi in questo punto, ma seguendo la linea del diedro gli spit sono visibili e quando si è fuori non si può più sbagliare. Avendo la corda da 70 m ci siamo fidati a tentare la calata unica, e nonostante un po’ di paura sulla sosta esposta, una volta approntato il tutto siamo scesi tranquillamente alla base.

La vietta è stata molto piacevole, sia per l’arrampicata che per la magnifica mattinata che abbiamo trovato: serena e limpidissima. Nel pomeriggio ci siamo cimentati su vari monotiri, finchè una minaccia di temporale ci ha esortato a scappare: grazie a Marco per aver recuperato i rinvii sul tratto che non sono riuscito a completare!!! In linea con le premesse del week-end il meteo ci ha beffati ancora, perchè poi non è piovuto. Ne abbiamo approfittato per tornare con calma e brindare alla bella giornata con una buona birra sula via de ritorno.

2 Commenti a “Via della Pera”

  1. Valerio il 01 Lug 2009 alle 19:23

    E bravo Manuel ! Sono contento che ti sei guadagnato la vetta della via della Pera.
    Ricordo che quando l’ho scalata la prima volta, non mi è sembrata per nulla una passeggiata.
    Nel tuo racconto mi è piaciuta particolarmente anche la descrizione del sentimento della “fifa iniziatica” !! Quanti ricordi fa affiorare anche a me.

    Prossimamente con Marco recupererete anche la via Gasparotto, anche se probabilmente abbiamo bisogno di un attimo di tempo per metabolizzare e superare lo spavento di domenica scorsa…

    A presto,
    Valerio

  2. Marco il 08 Lug 2009 alle 15:09

    Anche a me è piacito la descrizione della fifa iniziale, anche se conle ragazze non è proprio fifa ma altro….
    Vabbè bella giornata cmq.
    Ciao Manuel e grazie per la compagnia

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