Gen 27 2010
“Passeggiata” al Brioschi
Ho le gambe a pezzi, quasi a non riesco a muovermi. Eppure si era detto una breve passeggiata…
Una telefonata alle 8 del mattino: dico a Marco che fa troppo freddo per arrampicare: il termometro a casa mia segna -5°C. Gli propongo di portare ramponi e vestiti pesanti, per non sprecare la giornata avremmo optato per un’escursione sulla neve. Un po’tardi, ma non troppo: Marco è appena uscito di casa, far dietro front e prendere la roba che gli ho detto gli costa solo 10 minuti, l’unica variazione sul ritrovo prefissato il giorno prima, che avviene comunque a Lecco, dove facciamo una macchina sola e ci dirigiamo verso il colle Balisio.
Ovviamente la meta non è più lo zucco dell’Angelone, durante la salita verso la Valsassina buttiamo là qualche idea, tutte avvolte in un alone di diffidenza e delusione: volevamo arrampicare e a questo punto le 9 sono già suonate, è dura tirar fuori una valida alternativa.
Ma non ci scoraggiamo, gli faccio notare che sono mesi che andiamo in montagna praticamente solo per arrampicare e che riprendere un po’ di confidenza con il ghiaccio, la neve e l’uso dei ramponi non ci avrebbe fatto male. Decidiamo così di prendere per il rifugio Pialeral, e da lì vedere di proseguire un pezzo verso la Grigna.
La strada dove lasciamo la macchina è già coperta qua e là di neve e ghiaccio: uno scivolone a testa ci convince a metterci ben presto i ramponi, nel frattempo siamo saliti quel tanto che basta per uscire dalla nebbia che da settimane sembra seguirci ovunque: incredibile,il sole esiste ancora!
Salendo chiacchieriamo con altri escursionisti, che ci parlano della frana che c’è stata un anno fa presso il rifugio, la cui entità è presto visibile ai nostri occhi date le tracce ancora evidenti ben visibili dal sentiero… Certo che poteva finire molto peggio, fortuna che non è stato investito nessuno. Ci facciamo anche spiegare la via per raggiungere la vetta della Grigna: ci dicono che dal rifugio Pialeral, raggiungibile in un’ora di cammino, si prosegue verso il bivacco Comolli, e da qui si punta direttamente alla cresta sommitale, sbucando un po’ più a nord della cima, che si raggiunge poi percorrendo la cresta per una ventina di minuti. Questa è la “via Invernale”, che sopperisce ai vari sentieri percorribili solo d’estate. Avvicinandoci al rifugio Pialeral tiriamo le somme: partendo un’ora prima e con un po’ più di allenamento potremmo raggiungere il rifugio Brioschi in Inverno, una cosa che ho sempre sognato di fare. Ma anche se non mi sbilancio in proposte assurde dentro di me sto già calcolando quanto tempo abbiamo, quanto cibo e bevande… Al Pialeral quello che vedo è abbastanza scoraggiante: per raggiungere la cresta c’è da superare un tratto lunghissimo, dalla pendenza che da dura si fa spietata; sono ormai passate le 11 e già arrivare fin lì mi ha un po’stancato… Il tratto più dura comincia in corrispondenza del bivacco Comolli, decidiamo di arrivare fin lì. Ma lì non riusciamo a deciderci a tornare indietro: anche se non lo diciamo abbiamo in testa tutti e due solo la vetta, e la voglia di realizzare un sogno è più forte della fatica, del caldo, dei crampi, del telefono che non prende per avvisare a casa che faccio un po’ più tardi… Poco prima della cresta siamo veramente a pezzi, ma quelli che scendono ci dicono che giunti fin lì uno non può tornare indietro, che sarebbe un peccato mortale… è una piccola spinta morale, ma basta… poi c’è solo la salita che si fa meno ripida, la vista mozzafiato dalla cresta, le continue soste che devo fare, e la croce di metallo sempre più vicina… Poco prima delle 14 siamo in vetta, a 2403 m.
Il rifugio Brioschi per fortuna è aperto: un piatto di pizzoccheri, gli amici incontrati lassù e una bella soddisfazione, rendono più piacevole la discesa, per la quale bastano un paio d’ore.