Ott 25 2010
La nostra predilezione per le varianti (Ritorno alla via “Frecce perdute” – Antimedale)
Inaspettatamente mi ritrovo libero al weekend (dovevo andare via) e sfrutto subito l’occasione per andare ad arrampicare: sento Marco che mi dice che sta organizzando una giornata in Antimedale con Graziano ed un suo amico… Mi aggrego subito e fissiamo il ritrovo per Sabato mattina a Lecco, alla solita edicola.Purtroppo però Sabato mi sveglio e sono tutt’altro che in forma: ho un principio di influenza, ma nonostante la tentazione di lasciar perdere, decido di partire lo stesso per il luogo di ritrovo stabilito. Parto incoraggiato da un lieve miglioramento, ma mentre guido mi torna quel leggero ma fastidioso malessere: che fare? In breve è una domanda che ci poniamo in quattro, stiamo quasi optando per andare in falesia, anche perché il tempo è nuvoloso… ma poi la voglia di Antimedale è troppo forte e non sappiamo resistere, alle 10 siamo sotto la parete che domina Lecco.
Graziano e il suo amico vogliono fare una via più lunga, tipo l’altra Chiappa, mentre io e Marco, date anche le mie condizioni, restiamo fedeli al progetto iniziale: ripetere la via “Frecce perdute”. È una via breve ma molto intensa, soprattutto perché parte con un tiro lungo che va ad addentrarsi in un diedro che nel tratto finale presenta un paio di passaggi molto fisici oltre che difficili. Eccone una foto:
Avevamo fatto questa via circa un anno e mezzo fa con Valerio, solo che allora non conoscendo il tracciato finimmo su una variante, così stavolta volevamo fare la via “pura”, e per non sbagliare mi ero stampato la relazione, che avremmo consultato ad ogni sosta. Graziano, gentilissimo, mi presta 1 caschetto ed un moschettone a ghiera: data l’improvvisata non avevo tutto il mio consueto materiale: grazie infinite Graziano!
Ci separiamo, ci leghiamo e via!
L1: il salto iniziale si presenta subito impegnativo, si prosegue poi abbastanza verticalmente fino ad un risalto leggermente strapiombante, che si supera sulla destra. Qui occorre fare un passo delicato e da capire, anche perché pur avendo girato a destra bisogna subito piegare un poco a sinistra. A questo punto si è in pieno diedro, e qui ci sono almeno un paio di passaggi veramente molto fisici, superati i quali si raggiunge una placchetta non banale. Alla sosta ci arrivo un po’provato, e faccio i complimenti a Marco che ha tirato una lunghezza di tutto rispetto, anche perché oltre ai tratti descritti, che arrivano al VI, con i suoi 40 m è piuttosto lunghetta!
L2: è il tiro di raccordo fra il diedro e la placca che porta in cima. Dalla sosta si esce dal diedro piegando leggermente a sinistra, poi si supera un tratto semplice che si conclude sotto un tettino. A questo punto bisogna traversare decisamente a destra, su un tratto non durissimo ma molto esposto, si supera un’altra placchetta e poi si continua a piegare a destra fino ala sosta. Qui le difficoltà si attenuano (IV-V), ma all’inizio del traverso devo dire che mi son trovato un po’ in difficoltà perché devi buttarti nel traverso esposto un po’ alla cieca dal momento che non si vedono più gli spit…
L3: si deve salire un poco sopra la sosta ed entrare nella placca spaccando nettamente a destra: è un passo duretto, ma consente di alzarsi di quel tanto che basta per rinviare. A questo punto si sale deviando leggermente a destra, è una placca molto bella e impegnativa! Faccio sicura a Marco e intanto mi raggiunge in sosta un’altra cordata, e a un certo punto li sento dire: “Ah, lui ha fatto la variante!”. “Lui” è Marco ovviamente e a questo punto mi rendo conto dell’errore commesso: la relazione parla di un chiodo sulla verticale che andrebbe ignorato se si vuole restare nella via, ma quel chiodo non è sopra la terza sosta, ma fra la seconda e la terza. E così Marco ha proprio preso la variante! Ancora! Decido di non dirgli niente, anche perché ormai vedo che è in sosta… Quando tocca a me riesco a individuare il punto cruciale: verso il terzo spit della placca c’è la diramazione e vedo gli spit della via che continuano sulla destra fino alla sosta. Marco ha proseguito dritto, ingannato da quel famoso chiodo o forse attratto dalla nostra ormai leggendaria predilezione per le varianti. Il tratto finale della placca però è proprio spettacolare (fino al 6a!!!) e mentre arranco per uscirne dico a Marco dell’errore, non prima di fargli i miei complementi.
L4: doveva essere quello che dalla sosta che abbiamo ignorato guadagna la cima stando sulla parte più a destra della placca che abbiamo fatto noi, con difficoltà più contenute… Invece è stata una breve lunghezza su sfasciume, molto semplice ma occhio a i sassi che si muovono (rischioso per le cordate sotto)! Sulla sinistra delle piante che si vedono sin dall’inizio si trova la catena che conduce al sentiero di discesa.
Dopo la via, un paio di tiri in falesia e molta soddisfazione per una giornata che non prometteva molto, ma che poi si è rivelata davvero gratificante! Ovviamente grazie anche a Marco!