Archivi per Luglio, 2011

Lug 25 2011

Monte Disgrazia (3678 mt), via Normale (Cresta Ovest)

Pubblicato da Manuel in Alpinismo

Il Monte Disgrazia! Una cima a cui ho sempre aspirato, sin da bambino!

L’occasione per farla mi si presenta in un weekend di Luglio con tempo molto incerto: un ripiego a dire il vero, dato che miravo a farlo più avanti… Ma date le condizioni metereologiche per le quali era sconsigliabile arrampicare in quota, mi son rotrovato con la possibilità di andar via contando su un giorno di ferie che potevo prendere tranquillamente e l’impossibilità di sfruttarlo come avrei voluto. Deluso stavo per demordere quando ho pensato che la neve caduta e le temperature relativaente basse potevano favorire una progressione su ghiacciao. Così ho chiamato il Rifugio Ponti e inaspettatamente mi hanno confermato quello che speravo: aveva nevicato, ma la temperatura garantiva un fondo solido e stabile, mentre la cresta finale era innevata, ma non eccessivamente. E così con gioia ho organizzato tutto con Marco fissando la partenza la Domenica pomeriggio.

Ci siam trovati al parcheggio di Briosco alle 13:00, abbiam caricato una macchina sola e siamo partiti alla volta di Morbegno (So). Dopo Morbegno (nei pressi di Ardenno) abbiamo preso per la Val Masino, puntando verso i Bagni di Masino. Giunti in località Filorera abbiamo preso la strada che porta alla Preda Rossa.

Questa località è un altopiano bellissimo in cui un affluente del Masino che raccoglie le acque provenienti dal ghiacciaio del Disgrazia disegna ampie anse in uno scenario tipicamente alpino, con larici e prati verdissimi: foto1.jpg.

La strada che porta alla Preda Rossa però, risulta molto martoriata anche a causa di una recente frana foto2.JPG: in alcuni tratti la mia povera C3 è stata messa davvero a dura prova. Comunque il tratto difficile è quello intermedio, colpito per l’appunto dalla frana: dopo di esso la strada riprende ad essere asfaltata e risale fino al piano passando di fronte al rifugio Scotti (località Sasso Bisolo).

Giunti al parcheggio nei pressi del piano abbiamo lasciato l’auto e siamo partiti a piedi verso il rifugio Ponti, in cui avevamo prenotato per passarvi la notte. Il percorso verso il rifugio attraversa prima l’altipiano, puntando decisamente verso il Disgrazia, ben visibile fin da subito foto3.jpg: è un tratto poco faticoso che costeggia il torrente foto4.jpg foto5.jpg. In seguito piega a sinistra salendo più rapidamente fino a raggiungere il tratto finale che punta dritto al ben visibile rifugio foto6.jpg. Qui abbiam così passato una piacevole serata fra qualche foto scattata: foto7.jpg foto8.jpg foto9.jpg foto10.jpg, partite a carte e un’ottima cena! Abbiamo avuto modo così di familiarizzare con i pochi clienti del rifugio ed i simpatici gestori, constatando con sollievo che il giorno dopo avremmo puntato la vetta per la via Normale in 3 cordate, fra cui c’erano un paio di Guide Alpine! Molto meglio così: la consapevolezza che c’erano degli esperti era un’ottima prospettiva dato che il giorno prima aveva nevicato e temevamo che la via fosse poco visibile. Inoltre abbiamo constatato come pernottare in un rifugio dopo il weekend sia molto meglio: la camerata era tutta per noi!

Il giorno dopo ci siamo svegliati tutti alle 5. Fuori dal rifugio si vedono già le indicazioni per la vetta del Disgrazia, che invitano a portarsi subito verso destra, puntando verso la morena glaciale. Qui ci si abbassa di un poco per guadagnare il comodo punto di accesso al sentiero che costeggia il ghiacciaio sulla cuspide del lungo tratto morenico che si percorre tutto per circa un’ora di cammino: ecco Marco alla fine di questo primo tratto in una foto scattata al ritorno foto11.jpg.

Ho trovato questo tratto piuttosto faticoso e alla fine ero abbastanza provato, forse proprio perchè venivo da una settimana in cui avevo avuto anche un po’ di influenza. Alla vista del tratto successivo ho davvero temuto di non farcela: da qui infatti, indossati i ramponi e legati in cordata, bisogna risalire verso la sella di Pioda, per un tratto lungo e ripidissimo in cui si attraversa il ghiacciaio tenendosi un po’a sinistra per evitare una zona con crepacci foto12.jpg.

In effetti è stata davvero dura, fortuna che raggiunta la sella abbiamo fatto una breve pausa ristoratrice! A questo punto un ripido canalino da risalire aiutandosi con la picozza porta alla cresta vera e propria. La cresta non è da sottovalutare sebbene le difficoltà siano contenute: bisogna attraversare due lunghi nevai alternati da tratti di misto con qualche passaggio un po’delicato che è consigliabile proteggere. In ogni caso la linea da seguire è molto logica e dopo un paio d’ore scarse si raggiunge il tratto finale. La vetta è ben visibile e per me era quasi un miraggio dato che ero molto provato anche dalla quota a questo punto, ma sapevo che prima di cantar vittoria dovevamo superare il “Cavallo di Bronzo”. Si tratta di una placchetta appoggiata di qualche metro incisa da tacchette artificiali che come dicono tutte le relazioni non oppone una difficoltà maggiore rispetto al resto della via, ma occorre affrontarla con attenzione, soprattutto se innevata come nel nostro caso. Ecco Marco poco prima della discesa che conduce alla placchetta: foto13.jpg . Come si vede la vetta è ormai vicina e dopo il passaggio la cresta finale affilata e ripida l’abbiamo percorsa con la gioiosa emozione della conquista della vetta. Vicino alla colonna di ferro abbiamo ritrovato i  componenti della altre cordate che ci han scattato una foto insieme: foto14.jpg

La cresta appena percorsa ha ripresentato le sue difficoltà anche durate la discesa, da affronatre sempre con la dovuta prudenza, specialmente nel tratto ripido del secondo nevaio e nel canalino che riporta verso la Sella di Pioda, da percorrere sempre puntando bene ramponi e picozza e proteggendo i tratti più delicati. In poco più di un’oretta abbiam riguadagnato così il ghiacciaio: speravo di poter tranquillizzarmi a questo punto, invece è salita un’insidiosa nebbia. Abbiamo così cercato la traccia della salita e l’abbiam ripercorsa attentamente onde evitare di finire in tratti poco sicuri (con la visibilità scarsa è molto facile). Alla fine del tratto su ghiacciaio la visibilità è tornata buona e qui abbiam potuto anche concederci una piacevole scivolata ”di culo” per poi riguadagnare il sentiero che costeggia la morena e che porta al rifugio. Qui una breve sosta ristoratrice, il recupero del materiale superfluo e via verso la macchina, la strada dissestata… Non senza una bella pausa alla Preda Rossa, con i piedi in ammollo nel gelido torrente!

 foto15.jpg

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Lug 09 2011

Monte Resegone.

Pubblicato da Marco in Trekking

Un altro sabato di allenamento in vista del Pizzo Badile. Manuel ed io, in macchina, decidiamo, dopo aver visto delle nuvole minacciose intorno la grignetta, di dirigerci al Resegone per una scarpinata senza arrampicata. dscn3318.JPG

Lasciamo l’auto ai piani di Erna e cominciamo ad incamminarci, Manuel va a 200 all’ora e non riesco neanche più a parlare. dscn3320.JPG, in lontanaza ormai si vede già la croce di vetta! dscn3322.JPG

Arrivati in vetta dopo 2,30h di faticaccia, ci rilassiamo e guardiamoun pò le vette intorno a noi: dscn3323.JPG

Non resta altro che la foto di vetta: dscn3328.JPG, una bella mangiata e bevuta come si deve: dscn3329.JPG e scendere brilli alla macchina. dscn3330.JPG

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Lug 02 2011

Grignetta: via Zucchi e proseguimento verso la vetta sulla cresta Segantini

Pubblicato da Manuel in Alpinismo, Arrampicata

La via scelta per questa nuova avventura in Grignetta era la Zucchi, una vecchia conoscenza per me e Marco, ma ne è davvero valsa la pena tornarci!

E non solo per la bellezza dell’arrampicata in sè: la via Zucchi termina in corrispondenza della parte terminale della via Segantini, offrendo così la possibilità di raggiungere la vetta dell Grignetta percorrendo l’ultimo tratto di quest’altra bella classica, che si può affrontare anche in conserva date le difficoltà contenute: in questo modo è anche un utile allenamemento in vista delle vie miste che vogliamo fare.

Per raggiungere l’attacco abbiamo percorso la Direttissima fino al canalone di Val Tesa (o Canale dell’Angelina), dove abbiamo imboccato quest’ultimo fino a raggiungere il sentiero Cecilia e ne abbiam percorrso un tratto (prendendo la destra quando lo si incontra) fino ad un masso con la scritta “Spallone”. Da qui siamo saliti  in direzione della parete che si vede e ci siamo imbragati per partire in corrispondenza della scritta col nome della via. In alternativa, come avevamo fatto la prima volta, si può percorrere la Via Cermenati e poi  abbanodonarla poco prima del tratto finale per scendere lungo il sentiero Cecilia fino al masso che indica lo “Spallone”.

A questo punto cominciano i 5 tiri che portano in  cima al pilone Centrale:

pilone4cp-copy.jpg

Lo strapiombino iniziale oppone una certa difficoltà per lo più perchè si è freddi, ma le difficoltà del tratto iniziale iniziano nella seconda metà dela prima lunghezza: dopo un tratto facile la linea piega leggermente a destra e si fa bella verticale, poi dopo la prima sosta torna a proseguire obliquamente verso destra ma è decisamente più esposta, e per finire bisogna raggirare un tettino non banale, e qui bisogna aver cura di evitare gli attriti visto che si deve fare una brusca deviazione a sinistra per poi tornare subito a destra: è utile allungare i rinvii! L’arrampicata è sempre relativamente semplice: anche nei trartti più duri si trova tutto per le mani; tuttavia questi fattori la rendono molto alpinistica, anche perchè spesso la via da seguire non è evidente. Già a metà del primo tiro ad esempio mi sono trovato sul percorso sbagliato ingannato da un chiodo che non c’entrava con la via e che ci ha fatto perdere non poco tempo dati i vani tentativi di proseguire in quella variante in cui poi non si trovava nulla…

La terza lunghezza parte nel tratto più selvagggio ed esposto della via, piega leggermente a sinistra fino a diventare un vero e prorio traverso che porta direttamente sullo spigolo del pilone che da qui si segue fino alla fine. Tranquillo il quarto tiro, un po’più tecnico il quinto che risale le  piacevolissime placchette finali.

Giunti in cima al Pilone Centrale abbiamo scelto di continuare in conserva fino alla vetta della Grignetta. Abbiamo così percorso il tratto di cresta che attraversa il pilone fino a raggiungere un profondo intaglio. Qui occorre scenderlo disarrampicando: dall’alto può sembrare un po’difficile ma è per via della pendenza, in realtà si trova tutto per mani e piedi, anche se è consigliabile fare sicura al compagno. Dall’intaglio parte una lunghezza di III non banale che si inerpica su per un camino e guadagna il tratto finale che porta alla vetta. Anche qui abbiamo alternato la pura progressione in conserva a qualche tratto in cui ci siamo fatti sicura: brivido finale per un friend che sembrava irrimdiabilmente incastrato (molto utile il cava-nut!!!).

In cima alla Grignetta, come disse Compagnoni raccontando i momenti passati in cima al K2, volevo rimanere lì e non tornare più giù… La bellezza del panorama, la pace, la soddisfazione per la bella via percorsa… Tuttavia si stava facendo tardi e minacciava qualche goccia: così siamo scesi dopo aver conosciuto una simpatica ragazza ceca che ha deciso di passare la notte in cima alla nostra bella Grignetta.

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