Ago 28 2011

Zucco di Pesciola: Via Giovani Marmotte e via Casari-Zecca

Pubblicato da Valerio in Alpinismo

Piacevole arrampicata domenicale in compagnia di Marco e Graziano.
Nel corso della mattina scaliamo prima la via Via Giovani Marmotte e successivamente la Casari-Zecca.

Arrampicata plasir e mai troppo difficile in entrambe le vie: l’ideale per una giornata di relax in compagnia in montagna.

imgp4401.jpg  imgp4402.jpg  imgp4404.jpg

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Una risposta

Ago 22 2011

Pizzo Badile - 3308 m. - Spigolo Nord

Pubblicato da Marco in Alpinismo

Difficoltà: D ( IV+ / passi di V )
Dislivello: 1100m + 900m + 2200m discesa
Tempo:  2,30h al bivacco all’aperto sotto la parete + 7,30h la via fino in vetta + 6h per la discesa.

Dopo 3 anni passati a parlarne, Manuel ed io, finalmente siamo passati ai fatti. Quest’anno ci sentivamo pronti, ci siamo preparati per 3 mesi, abbiamo rinviato fino al week end giusto, quello buono, il 21 - 22 Agosto. Previsioni perfette, gran caldo e stabile. Andiamo!
E’ una via che Manuel ha sognato fin da ragazzo, io non conoscevo neanche il Pizzo Badile ma mi convince a farlo e in effetti devo dire che è stata una delle avventure in montagna più belle che abbia fatto fino ad ora.
Sabato 20 Agosto lo passo con una certa tensione, preparo tutto, cerco di portare il minimo indispensabile per risparmiare peso facendo anche l’errore di valutazione più stupido che possa fare: decido di portarmi le scarpe da tennis invece degli scarponi cosi da risparmiare peso ma perdere molto in aderenza (quanti scivoloni!).
Domenica 21 Agosto mi alzo tardi, voglio dormire il più possibile, cosi verso le 11 faccio il brunch (colazione - pranzo assieme) e verso le 12 parto con la macchina ad incontrarmi con Manuel all’edicola a Lecco. Alle 13 partiamo con 2 macchine per i Bagni di Val Masino, arrivati parcheggiamo lungo la strada cosi da rispamiare i 5 euro del parcheggio, qui procediamo con la mia in direzione Bondo dove notiamo con piacere che la macchina che distribuisce i biglietti per accedere a Laret è rotta, questo ci consente di passare gratis, altri 10 euro risparmiati. Parcheggiamo e partiamo imgp4382.JPG
Lungo il tragitto di salita verso il rifugio sasc fourà, Manuel accenna alla possibilità di pernottare sotto la parete per risparmiare 1,30h di avvicinamento il giorno successivo (e anche risparmiare soldi), prendo la palla al balzo visto e considerato che uno dei miei sogni nel cassetto era anche quello di bivaccare all’aperto. Cosi faremo. Arriviamo verso le 18 al rifugio imgp4383.JPG dopo 1,30h faticosi, un pò titubanti decidiamo di proseguire, avvisiamo il gestore (che ci fa i complimenti per la scelta coraggiosa) e ci facciamo preparare 2 panini con formaggio (7 euro) e partiamo. Verso le 19,30 arriviamo nei pressi delle varie piazzole camping imgp4384.JPG allestite dai tanti alpinisti passati nel corso degli anni, scegliamo il nostro posto imgp4385.JPG e pernottiamo. La vista dello spigolo che affronteremo è fantastica. In giro c’erano solo una coppia di ragazzi destinati a scendere il giorno successivo e 4 ragazzi bresciani che invece faranno la Cassin (bravissimi), loro sono organizzati bene con sacchi a pelo e tenda mentre Manuel ed io niente.
Mangiamo il panino, beviamo il vinello che mi sono portato da casa, e ci godiamo il tramonto imgp4386.JPG e la conseguente fantastica stellata notturna. Fa molto freddo e ci copriamo con tutto quello che abbiamo compreso gli zaini e le corde stando vicini vicini per scaldarci. Una notte insonne, ma non importa è troppo emozianante, Verso le 4 facciamo colazione con le nostre barrette e il thè caldo che la mamma di Manuel ha preparato per noi e alle 4,30 partiamo imgp4387.JPG insieme ai bresciani, arrivati alla cengia superire loro vanno per la Cassin e noi verso lo spigolo, ci salutiamo e procediamo. Arriviamo all’attacco della via verso le 5,30, alle prime luci, ci mettiamo le scarpette, ci leghiamo e partiamo in conserva. imgp4388.JPG
Siamo i primi e procediamo veloci imgp4389.JPG , arrivo davanti ad un primo gendarme e lo passo a sinistra poi individuo una fila di spit e qui cominciano le prime difficoltà, un muro verticale di circa 30 metri di IV+ ma ben protetto che porta sullo spigolo, da qui in poi più facile per circa 200 metri di dislivello sempre in conserva ma molto esposto. Dopo un pò arrivo davanti ad un muro molto verticale dove cominciamo a fare i tiri in cordata, imgp4390.JPG parto e subito sono in difficoltà poi fortunatamente individuo una serie di chiodi provvidenziali davvero e faccio sosta su spuntone poi procedo più facilmente lungo lo spigolo, va avanti Manuel che anche lui, giustamente, vuole andare da primo, riparto io e arrivo davanti ad una placca, 2 ragazzi tedeschi che ci avevano superato mi hanno aspettato per farmi andare davanti (approffittatori), salto sulla placca davvero liscia, IV+ sicuramente, e avanzo, chiamo Manuel e gli dico di salire e tutti dietro, di nuovo più facile arriviamo nei pressi della famosa frana, prima uno sguardo alla Cassin imgp4391.JPG, qui procediamo a destra ed ecco altri problemi, un paio di tiri di V grado con pochi chiodi consentono di ritornare sullo spigolo. Da qui in poi ancora dei tratti più facili ma sempre in massima esposizione (a volte pensavo tra me e me: vietato a chi soffre di vertigini) imgp4392.JPG arriviamo nella zona delle placche con fessure verticali, Manuel le affronta con disinvoltura, arrivo e riparto su di un diedro a destra facile ma molto esposto e nessun chiodo apparte le soste, chiamo Manuel che arriva e riparte fino a ritornare sullo spigolo. Siamo abbastanza veloci ma adesso anche molto stanchi, da qui in poi procediamo tutto in conserva, trande per un altro breve passaggio di V. Cercando di rimanere concentrato arriviamo fino quasi la vetta occidentale.
Qui incontro Enzo Nogara, una guida alpina espertissima della zona, mi dice che lo spigolo lo sta facendo per la 18esima volta e allora, con una faccia tosta incredibile, gli chiedo se possiamo proseguire assieme anche per la discesa che non conosciamo bene, lui gentilissimo acconsente. Lo seguo fino in vetta dopo un traverso di 50 metri imgp4393.JPG e risalita finale imgp4394.JPG . Sono le 13 e siamo in vetta. Che gioia ma che stanchezza!!! imgp4397.JPG
Mangiamo un panino e ci dirigiamo verso il bivacco Redaelli, tenuto davvero in ordine e pulitissimo. Enzo mi racconta che questo bivacco ha salvato molte vite e non stento a crederci è facile incasinarsi sullo spigolo e rimanere bloccati, penso anche a chi decide di fare le doppie lungo ad esso: eterne e quasi da pazzi. Aggiunge che comunque il bivacco andrebbe usato solo in caso di emergenza ma non tutti rispettano questa regola che mi trova pienamente in accordo.
Sono le 14 e cominciamo la discesa verso il Rifugio Giannetti, davanti Enzo, aiutando Paolo (il suo cliente) scende alla grande e ci fa risparmiare anche le prime doppie facendo il percorso disarrampiando, dopo circa 300 metri di discesa facciamo le prime 2 doppie da 30 metri poi continuiamo a piedi fino a raggiungere una croce imgp4398.JPG , da lì un’altra doppia nel vuoto da 30 metri e una da 60 metri con le nostra corde fino al termine. Da qui in poi una camminata di 30 minuti fino al rifugio dove arriviamo stravolti. Sono le 17.30. imgp4400.JPG
Ci riposiamo per 30 minuti, mangiamo, Manuel chiama a casa e alle 18.00, dopo aver salutato Enzo che ci fa i complimenti per aver dormito all’aperto e per scendere subito ai Bagni senza pernottare al rifugio come farà lui, cominciamo la discesa sotto gli sguardi pietosi di tutta la gente (conosciuta anche sullo spigolo) che non ci invidia per niente.
3h di puro massacro per le ginocchia, gambe e piedi fino alla macchina. Nell’ultima mezz’ora ho odiato la montagna come successe sul Bernina. Alle 21 finisce l’avventura ma non la fatica.
Ripartiamo con la macchina di Manuel fino a Laret (hanno aggiustato la macchinetta dei biglietti e abbiamo pagato 10 euro, cacchio Che efficenza questi Svizzeri!!!), abbiamo molto sonno e siamo stanchissimi. Ripartiamo con 2 macchine, mangio un panino mentre guido, affronto l’interminabile strada che mi porta a casa verso la 1 di notte. dopo 37 ore è veramente finita, faccio la doccia e vado a letto dove mi addormento in un secondo. Il pizzo Badile è davvero una montagna incredibile e selvaggia. imgp4399.JPG
Grazie mille Manuel per la fantastica avventura.

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Ago 17 2011

Vie Vuoto D’aria e Via Del Rifugio, Porte Neigre Catinaccio

Pubblicato da Valerio in Arrampicata

Con sorpresa e piacere,  il 14/8, in vacanza a Pera di Fassa,  ricevo un SMS che mi scrive “Ciao Valerio ! Finalmente in Trentino, hai già pensato come smaltire il pranzo di domani ?”.

E’ firmato da Matteo F., un amico di Bologna, con cui lo scorso anno siamo stati a scalare assieme a SottoSassa (Predazzo). Con molto piacere accolgo la sua proposta “digestiva” e progettiamo una bella scalata per oggi.

Il programma è interessante e per me ambizioso: la via Vuoto Daria (o vuoto D’aria). Una breve ma intensa via presente nella parete Porte Neigre, sottostante i rifugi Vajolet e Preuss, in uno degli scenari più belli e suggestivi delle Dolomiti Fassane nel cuore del Catinaccio.

E’ la settimana di Ferragosto: arriviamo quindi al rifugio Gardeccia con il primo pulmino del mattino. Alle 8.30 iniziamo il breve avvicinamento verso i rifugi Vajolet e Preuss.

img-20110817-00099.jpg
Attacchiamo la via abbastanza presto: non è ancora arrivato il sole, ma le temperature alte previste per oggi ci consentono di affrontare tranquillamente il primo tiro ancora in ombra.

La via è perfettamente attrezzata, e aperta da Fabio Giongo come via “sportiva”. Rispetto alle vie classiche dei giorni scorsi, qui riesco ad arrampicare con una ritrovata tranquillità e sicurezza.  Mi stupisco, ma la chiodatura e il tipo di roccia sono simili a quelli della grignetta….  Che sensazione !  Ma il panorama è un’altra cosa:  woow  che scenario mozzafiato !

img-20110817-00096.jpg     img-20110817-00100.jpg   img_2408.jpg

Matteo si occupa del primo tiro di IV+. Io proseguo con il secondo di V.  Il tiro chiave è a vantaggio di Matteo che con scioltezza esce dallo strapiombo di V+ img-20110817-00098.jpg
La via si completa con una divertente traversata su corda fissa tirolese: ci appendiamo alla fune e ci trasciniamo da una guglia all’altra. img_2421.jpg

Con semplici roccette siamo in vetta alla via.
Siamo soddisfatti !

Completiamo il breve itinerario in meno di 1.30 h. Questa volta non ci sono doppie per la discesa, è ancora presto, meteo OK, siamo ancora in forza e decidiamo quindi di affrontare la via adiacente: Via Del Rifugio.  Dalla relazione, questa via sembra più difficile e continua (V con un tiro di VI)…

Sono ormai le ore 13.00 e fa caldissimo. Io sono vestito di nero e mi sto letteralmente sciogliendo… 

Il primo tiro è a cura di Valerio. img_2417.jpg

Il secondo tiro “chiave” img-20110817-00101.jpg può essere risolto solo dal maestro Matteo ! Con un po’ di difficoltà e azzerando l’uscita sullo spigolo strapiombante, Matteo arriva alla sosta:  sento dall’alto una voce che dice “Valerio, libera tutto… vieni su che poi FACCIAMO I CONTI !!!”  :-)

Un commento per gli amici abituali al Lecchese:  anche se considerata una via sportiva, il VI° delle Dolomiti è una altra storia rispetto ai nostri VI° !  Che sberla ragazzi !!! Qui non scherzano proprio.

Dopo la prova di abilità di Matteo, sdebitandomi con la promessa di una Birra fresca, proseguo in silenzio con il mio modesto tiro di V+. Altro breve tiro di V+ per Matteo, altro tiro di raccordo e siamo in vetta. 
Woow siamo stravolti, stanchissimi ma molto soddisfatti !

Un grazie a Matteo per le bellissime scalate.

img-20110817-00105.jpg Foto di vetta.

L’attacco della Via Del Rifugio: img-20110817-00106.jpg  img-20110817-00109.jpg 

 Che panorama:  soraga-20110817-00102.jpg

img_2423.jpg  img-20110817-00110.jpg  Birra finale !

La relazione:

http://xoomer.virgilio.it/guidaalpinafabiogiongo/relazione%20delle%20vie/via%20del%20rifugio%20vajolet.pdf

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Ago 14 2011

14 Agosto 2011: Catinaccio, Guglia del Rifugio, Spigolo Sud

Pubblicato da Valerio in Alpinismo

La vacanza a Pera di Fassa continua, il tempo è ottimo e Paola mi “concede” un altra giornata per le mie fughe alpinistiche.

Oggi con Marco G. affrontiamo un’altra via del Catinaccio, lo spigolo Sud alla Guglia del Rifugio.  
Si tratta di una via classica presente su un’aguzza guglia, poco visibile, ma non molto distante dal rifugio Gardeccia. 
La via di IV+ è molto divertente e varia. La roccia è buona e a tratti con bella esposizione.

Io e Marco la affrontiamo a tiri alterni.

Il primo e il secondo tiro sono per me: non trovo la sosta del primo tiro e proseguo per 45 metri con tre cordini e un friend !. 

Marco prosegue con il terzo tiro in scioltezza. Dopo il mio tiro di raccordo, Marco affronta con disinvoltura l’ultimo tiro con un diedro di IV° continuo e impegnativo. Complimenti !

 

Bellissima giornata, via breve ma di grande soddisfazione con un panorama mozzafiato !!  I love Catinaccio !!

 

La relazione:

http://www.netclimber.it/netclimber/Vie_di_roccia_files/024.pdf

 

Le foto:

img-20110811-00091.jpg Arrivati al rifugio Gardeccia

img-20110814-00092.jpg  img-20110814-00093.jpg Dal terzo tiro

img-20110814-00094.jpg Foto in vetta

img-20110814-00095.jpg La Guglia del Rifugio dopo la discesa in doppia.

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Ago 11 2011

Classica nelle Dolomiti: Normale al Catinaccio

Pubblicato da Valerio in Alpinismo

Nonostante una primavera trascorsa con attività in montagna e d’arrampicata piuttosto scarse e sporadiche, l’estate 2011 e’ stata per me molto soddisfacente dal punto di vista alpinistico.Con il grande Marco G., precedentemente compagno di cordata sulle Torri del Sella nel 2008, oggi abbiamo scalato la via normale al Catinaccio centrale.

Partiamo di buon mattino da Passo Nigra, saliamo con una tonificante seggiovia (temperatura circa 5 gradi !), raggiungiamo il rifugio Fronza alle Coronelle dove incontriamo Fabio G. Guida alpina amico di Marco (http://xoomer.virgilio.it/guidaalpinafabiogiongo/).

Prendiamo un buon caffè in compagnia e ripartiamo per la nostra lunga giornata. Scaliamo la ferrata Santner con un ottimo ritmo, e dopo circa 1.40 h siamo all’attacco della Normale dell’imponente Catinaccio Centrale. Affrontiamo la salita, anche se non particolarmente impegntiva dal punto di vista alpinistico, con il rispetto che e’ dovuto ad una delle montagne che considero più maestose e spettacolari del Trentino. Saliamo a tiri alterni le 10 lunghezze, e in circa due ore ci troviamo in vetta del Catinaccio (altezza 2998 mt). Non contento, provo ad arrampicarmi sulla Croce di vetta per raggiungere i 3000 ! (Non so se è valido !!), 

La giornata e’ limpida e tersa e la vista a 360 gradi e’ stupenda e indimenticabile !Stretta di mano, firmiamo il libro di vetta, scattiamo qualche foto e poi con calma scendiamo.

Affrontiamo la cresta con assicurazione a corda corta, quindi le 5 doppie per ritornare alla base del ghiaione.Dopo un buon panino, iniziamo un interminabile discesa:  scendiamo al Rifugio Santner, quindi il sentiero di discesa al Rif Re Alberto, ghiaione fino al Rif. Vaiolet, discesa verso il Rif. Gardeccia, finalmente il pulmino fino a Pera di Fassa.Marco recuperera’ l’auto dall’altra parte della valle con calma il giorno dopo.  

Magnifica ascesa ! Indimenticabile esperienza ! Un grazie a Marco G. ottimo compagno di cordata e caro amico delle vacanze.
 img-20110811-00075.jpg img-20110811-00077.jpgLa “fresca” mattinata  
Iniziamo la ferrata. img-20110811-00078.jpg 
img-20110811-00079.jpg  img-20110811-00080.jpg 
img-20110811-00081.jpg
 Il panomara prima di iniziare la via ! img-20110811-00082.jpg 
img-20110811-00088.jpg L’attacco della via Normale.
img-20110811-00083.jpg Marco al primo tiro. img-20110811-00085.jpg 
img-20110811-00086.jpg Siamo in vetta !
img-20110811-00090.jpg Anche la discesa ci regala un bellissimo scorcio delle torri del Vajolet:  

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Ago 06 2011

Torrione Ratti - Via dello Scudo.

Pubblicato da Marco in Alpinismo

Prima di partire per le ferie estive decido, con Graziano, di fare il Torrione Ratti con la sua bellissima Via dello Scudo inedita per entrambi.

Lasciata l’auto ci incamminiamo lungo il sentiero che porta al rosalba, dopo mezz’ora circa incrociamo la deviazione per il Torrione, all’inizio il sentiero è praticamente un muro che sale verticalmente, la traccia è visibile, poi via via si addolcisce e devia nettamente a sinistra e in 15 minuti siamo all’attacco del primo tiro. imgp4369.JPG

L1 - Ci prepariamo e parto io. imgp4370.JPGIl tiro parte verticale non proprio facile ma i fittoni sono vicinissimi dopo devio a sinistra e ancora verticale fino a raggiungere uno strapiombo ma grazie a 2 chiodi vicini lo supero. 35 m V+. imgp4371.JPG

L2 - Il tiro chiave della via fatto alla grandissima da un bravissimo SuperGraziano. Partenza già delicata a sinistra fino ad un fittone poi verticale per una fessura strapiombante imgp4372.JPG poi, sempre durissimo, il tiro continua cosi per 20 metri circa con fittoni distanti, Graziano integra con piccoli nut e un microfriend, successivamente un passo a destra per arrivare in sosta. VII grado. V+ obb. in A1. imgp4373.JPG

L3 - Dalla sosta parto su di un diedro facile imgp4374.JPG poi, sempre facilmente, per rocce instabili, decido di non sostare alla prima ma di spostarmi tutto a sinistra su un’altra sosta proprio sotto all’inizio del tiro cosi da non rimanere nelle linea di caduta massi. III grado. imgp4375.JPG

L4 - Partenza subito ostica di VI grado imgp4376.JPG poi via via più facile fino ad un grosso masso instabile da li una placca facile fino alla sosta.

L5 - Dalla sosta si superano dei risalti di roccia di IV grado al massimo poii dritti fino alla sosta più facilemente. imgp4377.JPG

Finiamo la via e con 5 doppie imgp4380.JPG ritorniamo alla parete. In via e in zona non c’era nessuno e il panorama è molto bello. imgp4379.JPG imgp4381.JPG

La consiglio a tutti ma il secondo tiro è proprio durissimo quindi occhio.

Grazie a Graziano adesso però mare mare mare.

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Lug 25 2011

Monte Disgrazia (3678 mt), via Normale (Cresta Ovest)

Pubblicato da Manuel in Alpinismo

Il Monte Disgrazia! Una cima a cui ho sempre aspirato, sin da bambino!

L’occasione per farla mi si presenta in un weekend di Luglio con tempo molto incerto: un ripiego a dire il vero, dato che miravo a farlo più avanti… Ma date le condizioni metereologiche per le quali era sconsigliabile arrampicare in quota, mi son rotrovato con la possibilità di andar via contando su un giorno di ferie che potevo prendere tranquillamente e l’impossibilità di sfruttarlo come avrei voluto. Deluso stavo per demordere quando ho pensato che la neve caduta e le temperature relativaente basse potevano favorire una progressione su ghiacciao. Così ho chiamato il Rifugio Ponti e inaspettatamente mi hanno confermato quello che speravo: aveva nevicato, ma la temperatura garantiva un fondo solido e stabile, mentre la cresta finale era innevata, ma non eccessivamente. E così con gioia ho organizzato tutto con Marco fissando la partenza la Domenica pomeriggio.

Ci siam trovati al parcheggio di Briosco alle 13:00, abbiam caricato una macchina sola e siamo partiti alla volta di Morbegno (So). Dopo Morbegno (nei pressi di Ardenno) abbiamo preso per la Val Masino, puntando verso i Bagni di Masino. Giunti in località Filorera abbiamo preso la strada che porta alla Preda Rossa.

Questa località è un altopiano bellissimo in cui un affluente del Masino che raccoglie le acque provenienti dal ghiacciaio del Disgrazia disegna ampie anse in uno scenario tipicamente alpino, con larici e prati verdissimi: foto1.jpg.

La strada che porta alla Preda Rossa però, risulta molto martoriata anche a causa di una recente frana foto2.JPG: in alcuni tratti la mia povera C3 è stata messa davvero a dura prova. Comunque il tratto difficile è quello intermedio, colpito per l’appunto dalla frana: dopo di esso la strada riprende ad essere asfaltata e risale fino al piano passando di fronte al rifugio Scotti (località Sasso Bisolo).

Giunti al parcheggio nei pressi del piano abbiamo lasciato l’auto e siamo partiti a piedi verso il rifugio Ponti, in cui avevamo prenotato per passarvi la notte. Il percorso verso il rifugio attraversa prima l’altipiano, puntando decisamente verso il Disgrazia, ben visibile fin da subito foto3.jpg: è un tratto poco faticoso che costeggia il torrente foto4.jpg foto5.jpg. In seguito piega a sinistra salendo più rapidamente fino a raggiungere il tratto finale che punta dritto al ben visibile rifugio foto6.jpg. Qui abbiam così passato una piacevole serata fra qualche foto scattata: foto7.jpg foto8.jpg foto9.jpg foto10.jpg, partite a carte e un’ottima cena! Abbiamo avuto modo così di familiarizzare con i pochi clienti del rifugio ed i simpatici gestori, constatando con sollievo che il giorno dopo avremmo puntato la vetta per la via Normale in 3 cordate, fra cui c’erano un paio di Guide Alpine! Molto meglio così: la consapevolezza che c’erano degli esperti era un’ottima prospettiva dato che il giorno prima aveva nevicato e temevamo che la via fosse poco visibile. Inoltre abbiamo constatato come pernottare in un rifugio dopo il weekend sia molto meglio: la camerata era tutta per noi!

Il giorno dopo ci siamo svegliati tutti alle 5. Fuori dal rifugio si vedono già le indicazioni per la vetta del Disgrazia, che invitano a portarsi subito verso destra, puntando verso la morena glaciale. Qui ci si abbassa di un poco per guadagnare il comodo punto di accesso al sentiero che costeggia il ghiacciaio sulla cuspide del lungo tratto morenico che si percorre tutto per circa un’ora di cammino: ecco Marco alla fine di questo primo tratto in una foto scattata al ritorno foto11.jpg.

Ho trovato questo tratto piuttosto faticoso e alla fine ero abbastanza provato, forse proprio perchè venivo da una settimana in cui avevo avuto anche un po’ di influenza. Alla vista del tratto successivo ho davvero temuto di non farcela: da qui infatti, indossati i ramponi e legati in cordata, bisogna risalire verso la sella di Pioda, per un tratto lungo e ripidissimo in cui si attraversa il ghiacciaio tenendosi un po’a sinistra per evitare una zona con crepacci foto12.jpg.

In effetti è stata davvero dura, fortuna che raggiunta la sella abbiamo fatto una breve pausa ristoratrice! A questo punto un ripido canalino da risalire aiutandosi con la picozza porta alla cresta vera e propria. La cresta non è da sottovalutare sebbene le difficoltà siano contenute: bisogna attraversare due lunghi nevai alternati da tratti di misto con qualche passaggio un po’delicato che è consigliabile proteggere. In ogni caso la linea da seguire è molto logica e dopo un paio d’ore scarse si raggiunge il tratto finale. La vetta è ben visibile e per me era quasi un miraggio dato che ero molto provato anche dalla quota a questo punto, ma sapevo che prima di cantar vittoria dovevamo superare il “Cavallo di Bronzo”. Si tratta di una placchetta appoggiata di qualche metro incisa da tacchette artificiali che come dicono tutte le relazioni non oppone una difficoltà maggiore rispetto al resto della via, ma occorre affrontarla con attenzione, soprattutto se innevata come nel nostro caso. Ecco Marco poco prima della discesa che conduce alla placchetta: foto13.jpg . Come si vede la vetta è ormai vicina e dopo il passaggio la cresta finale affilata e ripida l’abbiamo percorsa con la gioiosa emozione della conquista della vetta. Vicino alla colonna di ferro abbiamo ritrovato i  componenti della altre cordate che ci han scattato una foto insieme: foto14.jpg

La cresta appena percorsa ha ripresentato le sue difficoltà anche durate la discesa, da affronatre sempre con la dovuta prudenza, specialmente nel tratto ripido del secondo nevaio e nel canalino che riporta verso la Sella di Pioda, da percorrere sempre puntando bene ramponi e picozza e proteggendo i tratti più delicati. In poco più di un’oretta abbiam riguadagnato così il ghiacciaio: speravo di poter tranquillizzarmi a questo punto, invece è salita un’insidiosa nebbia. Abbiamo così cercato la traccia della salita e l’abbiam ripercorsa attentamente onde evitare di finire in tratti poco sicuri (con la visibilità scarsa è molto facile). Alla fine del tratto su ghiacciaio la visibilità è tornata buona e qui abbiam potuto anche concederci una piacevole scivolata ”di culo” per poi riguadagnare il sentiero che costeggia la morena e che porta al rifugio. Qui una breve sosta ristoratrice, il recupero del materiale superfluo e via verso la macchina, la strada dissestata… Non senza una bella pausa alla Preda Rossa, con i piedi in ammollo nel gelido torrente!

 foto15.jpg

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Lug 09 2011

Monte Resegone.

Pubblicato da Marco in Trekking

Un altro sabato di allenamento in vista del Pizzo Badile. Manuel ed io, in macchina, decidiamo, dopo aver visto delle nuvole minacciose intorno la grignetta, di dirigerci al Resegone per una scarpinata senza arrampicata. dscn3318.JPG

Lasciamo l’auto ai piani di Erna e cominciamo ad incamminarci, Manuel va a 200 all’ora e non riesco neanche più a parlare. dscn3320.JPG, in lontanaza ormai si vede già la croce di vetta! dscn3322.JPG

Arrivati in vetta dopo 2,30h di faticaccia, ci rilassiamo e guardiamoun pò le vette intorno a noi: dscn3323.JPG

Non resta altro che la foto di vetta: dscn3328.JPG, una bella mangiata e bevuta come si deve: dscn3329.JPG e scendere brilli alla macchina. dscn3330.JPG

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Lug 02 2011

Grignetta: via Zucchi e proseguimento verso la vetta sulla cresta Segantini

Pubblicato da Manuel in Alpinismo, Arrampicata

La via scelta per questa nuova avventura in Grignetta era la Zucchi, una vecchia conoscenza per me e Marco, ma ne è davvero valsa la pena tornarci!

E non solo per la bellezza dell’arrampicata in sè: la via Zucchi termina in corrispondenza della parte terminale della via Segantini, offrendo così la possibilità di raggiungere la vetta dell Grignetta percorrendo l’ultimo tratto di quest’altra bella classica, che si può affrontare anche in conserva date le difficoltà contenute: in questo modo è anche un utile allenamemento in vista delle vie miste che vogliamo fare.

Per raggiungere l’attacco abbiamo percorso la Direttissima fino al canalone di Val Tesa (o Canale dell’Angelina), dove abbiamo imboccato quest’ultimo fino a raggiungere il sentiero Cecilia e ne abbiam percorrso un tratto (prendendo la destra quando lo si incontra) fino ad un masso con la scritta “Spallone”. Da qui siamo saliti  in direzione della parete che si vede e ci siamo imbragati per partire in corrispondenza della scritta col nome della via. In alternativa, come avevamo fatto la prima volta, si può percorrere la Via Cermenati e poi  abbanodonarla poco prima del tratto finale per scendere lungo il sentiero Cecilia fino al masso che indica lo “Spallone”.

A questo punto cominciano i 5 tiri che portano in  cima al pilone Centrale:

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Lo strapiombino iniziale oppone una certa difficoltà per lo più perchè si è freddi, ma le difficoltà del tratto iniziale iniziano nella seconda metà dela prima lunghezza: dopo un tratto facile la linea piega leggermente a destra e si fa bella verticale, poi dopo la prima sosta torna a proseguire obliquamente verso destra ma è decisamente più esposta, e per finire bisogna raggirare un tettino non banale, e qui bisogna aver cura di evitare gli attriti visto che si deve fare una brusca deviazione a sinistra per poi tornare subito a destra: è utile allungare i rinvii! L’arrampicata è sempre relativamente semplice: anche nei trartti più duri si trova tutto per le mani; tuttavia questi fattori la rendono molto alpinistica, anche perchè spesso la via da seguire non è evidente. Già a metà del primo tiro ad esempio mi sono trovato sul percorso sbagliato ingannato da un chiodo che non c’entrava con la via e che ci ha fatto perdere non poco tempo dati i vani tentativi di proseguire in quella variante in cui poi non si trovava nulla…

La terza lunghezza parte nel tratto più selvagggio ed esposto della via, piega leggermente a sinistra fino a diventare un vero e prorio traverso che porta direttamente sullo spigolo del pilone che da qui si segue fino alla fine. Tranquillo il quarto tiro, un po’più tecnico il quinto che risale le  piacevolissime placchette finali.

Giunti in cima al Pilone Centrale abbiamo scelto di continuare in conserva fino alla vetta della Grignetta. Abbiamo così percorso il tratto di cresta che attraversa il pilone fino a raggiungere un profondo intaglio. Qui occorre scenderlo disarrampicando: dall’alto può sembrare un po’difficile ma è per via della pendenza, in realtà si trova tutto per mani e piedi, anche se è consigliabile fare sicura al compagno. Dall’intaglio parte una lunghezza di III non banale che si inerpica su per un camino e guadagna il tratto finale che porta alla vetta. Anche qui abbiamo alternato la pura progressione in conserva a qualche tratto in cui ci siamo fatti sicura: brivido finale per un friend che sembrava irrimdiabilmente incastrato (molto utile il cava-nut!!!).

In cima alla Grignetta, come disse Compagnoni raccontando i momenti passati in cima al K2, volevo rimanere lì e non tornare più giù… La bellezza del panorama, la pace, la soddisfazione per la bella via percorsa… Tuttavia si stava facendo tardi e minacciava qualche goccia: così siamo scesi dopo aver conosciuto una simpatica ragazza ceca che ha deciso di passare la notte in cima alla nostra bella Grignetta.

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Giu 27 2011

Grignetta TMC via Gandin + TMS via normale.

Pubblicato da Marco in Alpinismo

Prosegue la fase di allenamento che ci porterà (si spera) ad affrontare lo spigolo nord - ovest del Pizzo Badile. Ci troviamo all’edicola alle 8,30; subito noto uno sguardo perplesso di Manuel con in mano le sue nuovissime mezzecorde della BEAL. Nuove intonse neanche srotolate la sera prima!!! Durante il tragitto in macchina Manuel mi racconta di una nottataccia passata in bianco non per colpa del pargolo ma bensì di una tartassata e preoccupante ricerca del fratello in chissà quale discoteca con il cellulare che ovviamente non prendeva. Manuel non è andato a letto ma si presente stoico all’appunamento. Anche questo fa parte dell’allenamento dice lui! Saliamo verso i magnaghi alla ricerca dell’attacco della Gandin non troppo chiaro. Lo troviamo facciamo su le corde nuove che si imbrogliano alla grande e parto, non vedo la prima sosta e continuo ma l’attrito è pesante quindi decido di sostare su di un resinato e un friend. Manuel mi raggiunge dubbioso per via della mancanza di altri resinati ma dopo un pò riparte e arriva al terrazzo comodo in sosta. Riparto subito ed affronto il tiro chiave della via secondo me di V+ grado sicuro. All’inizio è facile ma l’aggiramento di un tetto a sx obbliga a mungere un cordone penzolante poi ancora facile in sosta. Gli ultimi 2 tiri sono facili e ci conducono in vetta e scendiamo alla forcella del GLASC. Volevamo fare la via Batesaghi ma è un pò tradi quindi ripieghiamo sulla nrmale un pò più a dx. Il primo tiro è di IV grado mentre al secondo tiro, anche se facile, non trovo nulla e arrivo in sosta dubbioso. L’ultimo tiro è facile e arriviamo in vetta. Scendiamo subito agli zaini, offro la pizza a Manuel che la guarda e la sceglie subito a discapito del panino. Mangiamo e scendiamo veloci alla macchina. Al baretto dii Anghileri ci facciamo una birra media in compagnia del gestore che ci offre anche un vel pezzo di formaggio Valtellina! Ciao.

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