Per me è la prima volta al “paretone” di Machaby. I miei compagni, Marco e Graziano, lo conoscono bene. La via che abbiamo scelto di fare è la “Topo Bianco”: è da un po’ che la sento nominare dai miei amici, e finalmanete le condizioni del weekend in arrivo sono ideali per tentarla. Ci mettiamo d’accordo per fare due cordate e optiamo per andarci Domenica, contando sul fatto che una giornata in più di sole possa asciugare meglio la roccia dopo le piogge del Giovedì. Al ritrovo fissato a Lainate delle 8:15 però, siamo solo noi tre, e partiamo alla volta della Val d’Aosta.
Giunti ad Arnad scopriamo che al paretone non c’è nessuno: strano, in genere è frequentatissimo… La nostra via si inerpica sulla parte destra della parete, e devo dire che è proprio mastodontica vista da sotto: imponente e solida si staglia nel cielo superba, oltre 200 metri di placche in gneiss che inducono timore e rispetto, lanciando la consueta sfida.
Percorso il comodo sentiero di avvicinamento ci accorgiamo che il primo tiro è un po’ bagnato, e restiamo per un po’ ad indugiare sul da farsi, col timore che anche il resto della via possa non essere ancora del tutto asciutto… dei tre sono quello più titubante dato che non conosco il posto ed è un po’ che non arrampico, ma so che è la mia solita sfiducia a rendermi così, così mi lascio contagiare dal loro entusiasmo e alla prima sosta la visuale è migliore e rivela una parete pressochè asciutta, che premia la nostra caparbietà…
L1 - Il tiro a vista si rivela duretto, ma quando lo si affronta si sente subito che la roccia è ottima e dà molta sicurezza, che permette di superare i primi passi più complicati. In seguito le difficoltà calano, e sulla destra si trova comodamente la sosta. Il tiro è dato di 5c e direi che ci sta tutto, specialmante con la roccia parzialmente bagnata come l’abbiamo trovata noi.
L2 - Si sale in verticale per una trentina di metri: la progressione segue due comode fessure
che offrono molte possibilità di appiglio, cosicchè le difficoltà calano ulteriormente: 5b
. Il tiro è comunque molto bello!
L3 - E’ dato come il tiro chiave della via, e infatti dopo aver piegato a destra riprende a salire verticalmente su placca ripida e piuttosto liscia: qui il 6a dichiarato ci può stare, ma la roccia buona e il tiro ben protetto aiutano molto 
L4 - Al contrario del precedente, questo tiro l’abbiamo invece trovato più complicato di quanto viene dichiarato dalle varie relazioni: è dato di 5c, ma a nostro avviso è comparabile a L3, se non più difficile! Placca tecnica e muretto finale, da vincere stando sulla destra
L5 - E’ il tiro che porta alla cengia erbosa che si trova a metà parete e dunque ai tiri di raccordo più semplici. Meno complicato dei precedenti (5a), ma occhio al tratto iniziale, che col traverso delicato sulla destra è di tutto rispetto: evitare di affrontarlo troppo “baldanzosi”, con l’idea di essersi lasciati del tutto le difficoltà alle spalle; personalmente l’ho un po’ sottovalutato e mi è scivolato un piede, una cosa da nulla ma… attenzione!
L6 - Lunghezza di raccordo. Si possono vedere le targhette metalliche che indicano il proseguimento di altre vie (”Par Condicio”, “Patata bollente”, “Bucce d’Arancia”…). Ovviamente c’è anche la targhetta della “Topo Bianco”, che dalla quinta sosta si raggiunge piegando a destra e rimontando una placchetta. Noi invece ci siam portati per sbaglio verso sinistra, finendo su una grossa cengia. A questo punto abbiam salito una placchetta rientrando a destra e raggiungendo la targhetta giusta. I tiri di raccordo sono comunque piuttosto semplici (3b); occhio semmai alle indicazioni ed alla relazione!
L7 - Altro tiro su placca, molto bello (5b): ecco Graziano in azione
e Marco che fa sicura
. Obliqua leggermente a destra all’inizio, per poi salire di nuovo in verticale.
L8 - Vale anche qui il discorso di L5: vietato sottovalutare quest’ultima lunghezza piuttosto ostica! Le difficoltà tornano quelle dei primi tiri (5c), ma bisogna rimontare un dislivello non banale e superare un tettino raggirandolo sulla destra, con spit poco visibili e passi delicati. Poi si riprende a salire su placca tecnica con ottime concrezioni e si incontrano dei risalti che impediscono di vedere la sosta, il che può trarre in inganno facendo temere di aver sbagliato. Proseguendo, comunque (anche qui gli spit non sono sempre ben visibili), la si trova comodamente e a questo punto le difficoltà sono veramnete alle spalle.
L9 - Una trentina di metri via via sempre più semplici (4a), fino alla sosta.
L10 - Le difficoltà e la pendenza calano ulteriormente, fino alla sommità della Corma, 3b
Nel complesso una via di tutto rispetto; forse un po’ sopravvalutata nelle indicazioni (la targhetta alla base della parete riporta 6b, ma direi che è un po’ troppo, come confermano altre fonti), ma veramente bella e molto verticale
.
Stupendo il panorama!
